Fabregas e Allegri, poli opposti ma nessuna attrazione: nuovo round

Dopo le scintille dello scorso anno, ora Max vuole dimostrare che il suo Napoli può avere la meglio sul Como. A febbraio fu lite accesa
Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo

5 min

Pubblicato il 29.08.2026, 10:54

Non si piacciono. E non hanno fatto nulla per nasconderlo. Anzi. Lo scorso anno, gli incontri ravvicinati tra Allegri e Fabregas non hanno deluso. Due sfide e due polemiche da calcio anni Ottanta, quando il politically correct non si sapeva neanche che cosa fosse. A Como il Milan vinse una gara che Nico Paz e compagni avevano dominato. Ma il pallone prevede anche il contropiede. Nel post partita, Fabregas non riuscì a trattenere la rabbia: «È finita 1-3, il risultatismo che piace tanto qua. Abbiamo fatto 700 passaggi contro i 200 del Milan». Non andò meglio poche settimane dopo, a San Siro. La sfida si concluse 1-1. A partita in corso a Cesc scappò una manina galeotta appoggiata sulla schiena di Saelemaekers che gli stava passando davanti. Allegri si infuriò, ne nacque un diverbio. Il livornese venne espulso. Pochi minuti più tardi, l’incrocio tra i due non fu proprio la discussione più cordiale che gli spogliatoi di San Siro ricordino.  

Fabregas-Allegri: perfetti per una rivalità che possa durare

Nel football patinato di oggi, scontri del genere sono ossigeno per chi ama la carne viva e non ne può più della comunicazione ipocrita. E anche se è già cominciata la fase distensiva – ieri Fabregas in conferenza ha ricoperto Max di elogi – i due sono perfetti per incarnare una rivalità che possa durare. Il vecchio stile versus il nuovo che sta avanzando. E che a fine campionato si è preso il quarto posto, e quindi la Champions, proprio ai danni del Milan di Allegri. Uno smacco storico. I tanti detrattori del livornese hanno sperato che quel sorpasso subito all’ultima giornata ne simboleggiasse il tramonto calcistico.

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Il diverso trattamento mediatico riservato ai due

Perché tra le tante differenze c’è certamente il trattamento mediatico riservato ai due. L’uno giustamente elogiato per il miracolo Como e il calcio propositivo. L’altro considerato una sorta di incarnazione del male assoluto del nostro football, elevato a paradigma di quel che il calcio non dovrebbe essere. Il corto muso come stile di vita. Le semplificazioni e le esagerazioni fanno parte del gioco. Fabregas non è affatto l’allenatore offensivista e spericolato che viene dipinto (il Como lo scorso anno ha avuto la miglior difesa della Serie A), così come Max non è il catenacciaro di cui si parla continuamente.  

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