Rocchi esclusivo: “La linea del Var l’ho sbagliata, ora sono dentro un incubo. Marotta? Mai sentito”
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Letti alcuni nomi di chi si era presentato in Procura, ho pensato a una congiura nei tuoi confronti. Ricordo un tuo messaggio di giugno: «E poi mi domando perché ce l’abbiano con me all’Aia!»
«Uno dei cinquanta perché senza risposta. Giugno è stato un periodo tra i più duri e posso aver pensato di tutto. Diciamo che non ero nelle condizioni ideali per mantenere l’equilibrio. Certo, ho letto e sentito tante cose, ma non ci ho mai voluto credere. In certi posti e con certi ruoli non andare a genio a qualcuno è fin troppo naturale. Così come ho degli amici, ho dei nemici, gente che si è sentita demansionata. Però devo confessare che ho ricevuto messaggi molto belli anche da arbitri che non avevo per così dire aiutato a crescere».
Da designatore ti presentasti in modo molto duro: «gli arbitri vanno diminuiti e gli assistenti dimezzati». E poi: «Bisogna trovare i soldi per mandar via tutta questa gente». È storia.
«Bisognava investire sui giovani. E in alcune occasioni è meglio essere decisi, estremi e diretti».
Un ex arbitro mi ha scritto: «Rocchi fece terra bruciata intorno a sé. Ti basta fare un elenco degli epurati che oggi lavorano con altre federazioni».
«Non è questo il momento, non voglio pensare a ciò che è stato. Te l’ho detto e lo ripeto: voglio tornare a vivere la vita che merito, ora devo rifarmi un’immagine, capisci? L’arbitraggio mi ha dato tante soddisfazioni, avrà voluto riprendersi qualcosa. Ma ha picchiato duro, troppo duro».
Nostalgia della sviolinata di Rudi Garcia?
«Quella partita la sbagliai, fu una partita sfortunata. Però non dimenticare che ho chiuso con uno Juventus-Roma dove mi fu riservato un bellissimo tributo».
Un giorno mi dicesti che tuo padre, juventino della prima ora, c’era rimasto male perché ti accusavano di aver favorito l’Inter.
«Lascia perdere, su».
Cosa vedi davanti a te? C’è chi ti ha suggerito di candidarti alla presidenza dell’Aia.
«Non s’è ancora chiuso tutto. E comunque non spetta a me decidere. Io ho soltanto bisogno di riprendermi la vita, di rientrare in questo mondo, il mondo del quale ho fatto parte dalla fine degli anni Ottanta. Sto valutando alcune situazioni, spero di essere messo nella condizione di fare delle scelte».
Sai perfettamente che incrocerai altri sospetti e gente che, per tifo, non sarà mai convinta della tua innocenza.
«Non posso entrare nella testa della gente. So chi sono e come mi sono sempre comportato, lo sanno soprattutto quelli che con me hanno lavorato, persone che non coltivano dubbi sulla mia onestà».
Pensi che arriverà il momento della vendetta?
«Non devo saldare alcun conto. Non inseguo rivincite, solo giustizia».
Qualche cazzata al telefono, però, ti sarà scappata.
«Al telefono ci vivo, riceverò cento chiamate al giorno. Anzi, le ricevevo prima del 25 aprile. Ma non ho mai oltrepassato la linea della correttezza. Nei fatti».
Una bussatina?
«Non fa parte del mio modo di essere e operare».
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