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Mihajlovic: "Sto vincendo la mia battaglia, ma non sono un eroe"

L'allenatore del Bologna in un'intervista a Verissimo torna a parlare della malattia: "I primi 100 giorni sono stati critici"

Mihajlovic:
© LAPRESSE

BOLOGNA - "Per adesso la sto vincendo, anche se devo fare attenzione. Sta andando tutto bene, non sto più prendendo il cortisone e questo è importante. Sono passati 78 giorni dal trapianto di midollo osseo e i primi 100 giorni sono i più critici". In esclusiva assoluta a Verissimo Sinisa Mihajlovic parla della battaglia che sta combattendo contro la leucemia che l'ha colpito la scorsa estate. "Poi dopo è tutto in discesa, bisogna avere pazienza ancora per una ventina di giorni ma superarli bene sarebbe già un bel traguardo. Sono molto contento, non ci sono state complicazioni gravi e va benissimo così. Adesso - prosegue - ho ripreso anche ad allenarmi un pochino per tornare in forze, perché dopo 4 mesi senza fare niente e prendendo 17 pastiglie al giorno mi sono un po' gonfiato".

Bologna, la battaglia di Mihajlovic

"Stavo male ma dovevo dare forza alla mia famiglia perché se mi avessero visto abbattuto sarebbe stato peggio - continua Mihajlovic - Cercavo di essere sempre positivo e sorridente, facevo finta di niente per non farli preoccupare. Questa è stata una delle cose più difficili perché non sempre ero al massimo della forma". Il tecnico, con il suo esempio, ha voluto mandare un messaggio a chi è nella sua stessa situazione: "Non penso di essere un eroe, sono un uomo normale con pregi e difetti. Ho solo affrontato questa cosa per come sono io, ma ognuno la deve affrontare come vuole e può. Nessuno deve vergognarsi di essere malato o di piangere. L'importante è non avere rimpianti e non perdere mai la voglia di vivere e di combattere". L'unico rimpianto ha come protagonista suo padre: "Purtroppo non l'ho visto nei suoi ultimi otto mesi di vita e neanche quando è morto nel 2010. Quello è l'unico rimpianto che ho, ma spero che mi abbia capito. Quando hai i genitori noti tutti i difetti, io per esempio non sopportavo che facesse rumore quando mangiava, invece, quando poi non ci sono più ti mancano anche le cose che ti davano fastidio. Bisogna goderseli al massimo".

La solidarietà nei suoi confronti

Mihajlovic in questi mesi ha ricevuto una marea di messaggi d'affetto e anche durante la trasmissione riceve, tra gli altri, quelli di Walter Zenga e Francesco Totti. "Ho sentito tantissima vicinanza da gente famosa e da gente normale, anche con gli striscioni negli stadi. Prima ero uno che divideva, con questo problema ho unito tutti. Hanno guardato l'uomo più che l'allenatore e questo era l'importante". Una menzione speciale per Zlatan Ibrahimovic che, nonostante non sia andato a giocare al Bologna, ha voluto mandare un messaggio speciale a Sinisa: "Avanti amico e fratello! Siamo tutti contenti che sei tornato in panchina. Sapevo che eri il più forte di tutti. Ti aspettiamo in campo ma non crearmi troppe difficoltà quando giocherò contro la tua squadra". "Ibra è come un fratello, da giocatori ci siamo anche scontrati, poi dopo siamo diventati amici - commenta Mihajlovic - Mi e' dispiaciuto che non sia venuto qui ma capisco la scelta del Milan, anche se da noi si sarebbe divertito di più. Abbiamo un carattere molto simile e molto forte. Sono contento sia tornato in Italia, speriamo solo che contro di noi non possa giocare a causa di qualche ammonizione, così avremo un problema in meno". (in collaborazione con Italpress)

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