Dovbyk, un gol che sa di liberazione: l'urlo per prendersi il Bologna

Nel gioco di Tedesco finalizzano gli attaccanti, e lui vuole esserci. Fiducia e minuti possono aiutare a ritrovare la condizione
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Dario Cervellati
Dario Cervellati

4 min

Pubblicato il 08.09.2026, 13:02

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Su quella maglietta lanciata via dopo il gol c’erano tutti i mesi a secco, le sofferenze, l’infortunio e una stagione da dimenticare. Artem Dovbyk l’ha tolta e ha liberato tutto insieme, poi ha preso la bandierina del corner e l’ha usata come un pungiball. Non era spettacolo, era sfogo. Il centravanti ucraino aspettava quel momento da tempo e il gol nel recupero contro il Sassuolo, che ha regalato al Bologna il primo punto della gestione Domenico Tedesco, può diventare il primo passo del suo riscatto. E forse anche quello della squadra. Serviva una scossa dopo due giornate a secco sia di punti che di gol e il gigante rossoblù l’ha data. Un pallone sporco, il corpo a copro, la rete del 2-2. Non basta per cancellare le difficoltà, ma forse basta per restituire al Bologna il suo nuovo centravanti.

 

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Dovbyk deve tornare a sentirsi Dovbyk

«Venivo da un periodo difficile, ma non ho mai avuto dubbi sul fatto di riuscire a tornare. L’anno scorso non ho giocato bene e ho avuto un infortunio serio, quindi tornare al gol è stato emozionante. Nella mia esultanza non ho voluto fare spettacolo, ma mi sono lasciato andare in modo naturale, perché sono una persona vera». Dovbyk deve tornare a sentirsi Dovbyk, quello che con il Girona si prese la Spagna, segnando 24 gol, e il titolo di capocannoniere della Liga. E quello che, nella sua prima stagione alla Roma, arrivò a 17 reti complessive, 12 in campionato. Sono i numeri che hanno convinto la società a credere in lui.

 

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Le richieste di Tedesco per Dovbyk

Nel nuovo Bologna, rimodellato sulle idee di gioco di Tedesco, i suoi gol possono davvero essere decisivi per svoltare la stagione, perché sono gli attaccanti a dover finalizzare ciò che viene costruito. Lo ha dimostrato il ritiro, durante il quale tutti i gol erano arrivati dagli uomini offensivi, esterni o prime punte. Non è un caso. Nel modello di Tedesco la costruzione deve portare il pallone negli ultimi metri, ma poi serve qualcuno che sappia trasformare il gioco in gol. E Dovbyk è stato preso esattamente per questo. Il problema, finora, è stato il suo stato di forma. È arrivato indietro di condizione e nelle prime tre giornate ha sempre iniziato dalla panchina, entrando a gara in corso. Contro il Sassuolo è sembrato ancora lontano dal Dovbyk che il Bologna vuole vedere per novanta minuti, ma abbastanza dentro la partita per lasciare il segno quando contava di più. Quel gol può accelerare il processo, restituirgli fiducia e permettergli di aumentare progressivamente il minutaggio.

Dovbyk e l'intesa da costruire con Piccoli

Dovbyk può dare ulteriore peso all’attacco rossoblù. E poi offre un’alternativa tattica, potendo giocare in caso di bisogno, in coppia con Roberto Piccoli. Contro il Sassuolo i due hanno condiviso il campo per uno spezzone e l’esperimento, quasi disperato per cercare la rimonta, ha funzionato. Piccoli aveva già segnato il primo gol rossoblù, Dovbyk ha realizzato il secondo, decisivo. In alcune fasi possono convivere. Uno può attaccare la profondità, l’altro occupare l’area, giocare di sponda, aprire spazi. «Io e lui ci troviamo bene in campo, lavoriamo l’uno per l’altro», ha detto Dovbyk parlando del compagno. E poi «due attaccanti che fanno gol danno fiducia a tutta la squadra». E allora Tedesco gli chiederà di continuare così.