Cagliari, Giulini esclusivo: "Arrivederci Barella"
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Cagliari, Giulini esclusivo: "Arrivederci Barella"

Quarantadue anni, da cinque presidente del Cagliari e protagonista di questo mercato, parla del centrocampista ceduto all’Inter e di cagliaritudine

Con Giulini si comincia sempre dalla fine. Per un nuovo inizio: «… inoltre ti segnalo che in ritiro abbiamo Ragatzu, Deiola, Aresti, Pinna e Biancu, cinque ragazzi sardi. Identità, caro. Daniele Ragatzu è il più formato, ci aspettiamo tanto da lui dopo i gol e gli assist di Olbia». Si interrompe per qualche secondo, e quasi a voler gestire la conversazione ricomincia dai contenuti obbligatori: «Se possibile, chiedimi del centenario del Cagliari. Un secolo di storia, cinquant’anni di distanza dallo scudetto che cambiò l’immagine e la percezione dell’isola. Abbiamo coinvolto tutti gli ex del ’70 e desideriamo mettere al centro dei festeggiamenti Gigi Riva».

“Dimenticavo”, dimenticava: «Abbiamo un impegno di verità e di correttezza nei confronti della nostra gente. Nell’Ogliastra inauguriamo il quinto centro di formazione, rientra nel progetto Academy. E stiamo sviluppando un altro programma avviato la scorsa stagione, Curva Futura. Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto portando un bel numero di bambini alla partita. Cagliari-Milan è stata pura emozione. L’entusiasmo dei piccoli, la possibilità di trasmettere quelli che sono i nostri valori: l’educazione a un tifo sano, lo sviluppo dell’identità e della passione, la prevenzione di ogni forma di violenza. Queste iniziative sono l’ideale punto di partenza e ci fa piacere portarle avanti».

Sarditudine e cagliaritudine, l’indispensabilità di riaffermare le differenze prima che le distanze, i caratteri di un programma sociale di un milanese, non di un sardo. Ma da cinque anni, da quando prese il Cagliari, Tommaso Giulini ha sostituito le radici e la visione delle cose aderendo totalmente ai valori dell’isola, talvolta sublimandoli.

Quarantadue anni, ex portiere («si è portieri sempre», sorride), Giulini ha l’orgoglio del presente e dei ricordi più piacevoli. «L’Orione mi cedette al Milan per un milione e mezzo di lire, giocai due stagioni nei Giovanissimi. A quattordici anni ero già uno e ottanta e me la cavavo benone. Con me c’era Colombo, il braccio destro di Marcello Carli, il nostro diesse. Di giocare ho smesso cinque anni fa, dopo alcuni campionati in seconda, in prima, in promozione».

Famiglia di interisti, i Giulini. Nel ’98 seguii tutta la fortunata campagna europea di Simoni e Ronaldo e ricordo che un Giulini era spesso presente, anche in trasferta. «Mio fratello Gabriele, che oggi ha sessant’anni. Hai conosciuto lui».

Possiedi ancora lo 0,000034 delle azioni dell’Inter? «Sì, e mi procura imbarazzo quando pronunciano il mio nome in consiglio. Azioni invendibili, effetto della parcellizzazione. Il valore? Insignificante… Dall’Inter mi sono allontanato anche emotivamente quando il dottor Moratti ha lasciato, il Cagliari mi assorbe totalmente».

Perché lo acquistasti? «La famiglia aveva acquisito la Fluorsid, io frequentavo da dieci anni Macchiareddu, dove la società ha sede, la passione per il calcio mi spingeva fisicamente e naturalmente verso il Cagliari. Nel 2014 l’avvocato nostro e di Cellino, Mariano Delogu, morto tre anni fa, l’avrai conosciuto, mi disse che Massimo stava vendendo, questa volta sul serio, e che era giunto il momento. Io mi trovavo a Dubai, cominciarono i contatti, furono quattro mesi di delirio per via degli orari».

Leggi l'intervista completa sull'edizione digitale del Corriere dello Sport-Stadio

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