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Commisso esclusivo: "Chiesa lo vendo solo a due condizioni"

Il presidente della Fiorentina: "Il Paese e il calcio non possono più restare fermi. Io sono sempre per il fare. Occorre snellire la burocrazia, cancellare le inutili lentezze. Non mi sono mai opposto al ritorno del campionato"

Commisso esclusivo: "Chiesa lo vendo solo a due condizioni"
© ANSA

You know è il suo intercalare. Senza l’interrogativo: così usuale, così americano. Rocco Commisso lo ripete almeno una decina di volte, ogni sua risposta contiene uno o più youknow. Ma siccome I don’t know enough, non abbastanza, voglio sapere perché l’ha fatto. Perché, quand’era prossimo ai 70 anni e con un fatturato e una reputation a prova di miliardo richiesto, ha deciso di mettere centinaia di milioni (a stadio perduto?) nel nostro disgraziatissimo, complicatissimo calcio. «Vedi, Ivan» attacca con un tono confidenziale che fa subito simpatia «il calcio italiano mi aveva cercato altre volte. La prima nel 2000. I proprietari della Sampdoria erano venuti a chiedermi se fossi interessato a comprare la società. Poi ci aveva provato Di Benedetto per la Roma. Ma non era il momento giusto: avevo altre priorità, altre responsabilità, delle enormi responsabilità. Nel 2011 avevo trasformato la mia compagnia da pubblica a privata, acquisendo il 100 per cento delle azioni. Per farlo mi ero indebitato per 3,7 miliardi di dollari, dovevo e volevo concentrarmi esclusivamente su Mediacom. Quattro anni fa, nel 2016, Della Valle aveva dato il mandato a vendere a Credit Suisse. Lo stesso nel 2017, ma il prezzo era ancora troppo alto. A gennaio avevo peraltro preso la maggioranza dei New York Cosmos. Un anno dopo mi hanno avvicinato per il Milan, e sai bene quello che è successo». [...]

Qual è la ricetta di Commisso per ricominciare a vivere durante la pandemia? In fondo lei è un esperto di partenze e ripartenze di successo. L’altro giorno Flavio Briatore suggeriva al Governo di dare denaro a fondo perduto alle aziende e di ristrutturare la burocrazia.

«L’eccessiva burocrazia è la rovina dell’Italia. Ma anche nel calcio,  troppi i passaggi. Oggi ci sono la Lega, Gravina, Malagò, Spadafora e Conte. Se voglio fare uno stadio, e lo voglio costruire perché è la base per il rilancio e la stabilità, sportiva e finanziaria, di un club, incontro la burocrazia regionale, quella dello Stato, le varie – come si dice? – sovr…».

Sovrintendenze.

«Nella mia azienda si prendono decisioni in pochi minuti, you know. Rapidità, sintesi, evitiamo i passaggi più inutili, le lentezze, i ritardi. Se una cosa è buona, si fa... Bisognerebbe dare più potere a Dal Pino, io non sono ancora andato a una riunione, ma appena sarà possibile mi troveranno fuori dalla porta». [...]

Rocco, avrei quasi voglia di chiederle di Chiesa. Giusto per non farle sentire la nostaglia della domanda.

«L’ho trattato come un figlio, sono uno che coccola i calciatori. E non vendo i migliori che ho per prendere giocatori che non conosco. Due sono le condizioni per farlo andare via: la prima è che Federico me lo chieda e a oggi non l’ha fatto. La seconda, che l’offerta sia in linea con la valutazione che la società gli attribuisce. Potrei accontentarlo solo se le due cose si verificassero, ma, come ho spiegato, Chiesa non ha mai detto a me, né a Joe, né a Pradé, che se ne vuole andare. Manco da Firenze da due mesi, quando tornerò il futuro di Chiesa e Castrovilli non saranno il primo problema da affrontare, ma il secondo».

Dimenticavo: sempre in tema di invasione americana, ha per caso avuto contatti con Friedkin?

«No, lui sta al Sud. Ma so che i legali della mia banca sono andati da lui. Così mi è stato detto. Lo studio Chiomenti è il più importante per business del genere, you know?».

Leggi l'intervista completa sull'edizione del Corriere dello Sport-Stadio oggi in edicola

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