Fiorentina, per Palladino gioie e dolori: il finale ha deluso
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Fiorentina, per Palladino gioie e dolori: il finale ha deluso

Nonostante la vittoria sul Bologna il momento è complicato: ora il futuro è tutto da decifrare
Alberto Polverosi
5 min

È un momento difficile, complesso e complicato per Firenze. Sembra paradossale dopo una vittoria sul Bologna, ma la realtà è questa. I tifosi sono andati all’opposizione, basta con Palladino, basta con Pradé, e l’aspetto più profondo di questa spaccatura è stato il doppio (prima il parterre, poi la curva) applauso a Italiano e i fischi e i cori contro Palladino e Pradé, che all’andata, dopo la sconfitta di Bologna, aveva attaccato anche sul piano personale l’ex allenatore viola. 

Palladino e il futuro alla Fiorentina: i tifosi si sono schierati

Quanto meno adesso le posizioni sono chiare. Commisso (mai nominato durante la contestazione) è dalla parte di Palladino, non per niente ha ufficializzato il prolungamento del contratto fino al 2027 alla vigilia dell’eliminazione dalla Conference League. I tifosi sono schierati compatti (quando la Fiesole contestava, il resto dello stadio applaudiva) sulla sponda opposta. Pradè ha una posizione, sulla questione-allenatore, che probabilmente non piace ai tifosi. Non potevano contestarlo per il mercato (i giocatori, sia in estate che in inverno, sono arrivati e alcuni di ottimo livello), ma forse hanno visto nel diesse l’incertezza: se la conferma di Palladino è sua (anche sua) per i tifosi ha sbagliato, se invece la decisione gli è passata sopra la testa ha sbagliato ad accettarla.

La Fiorentina si interroga su Palladino. Ma quel rinnovo...

In mezzo c’è la squadra che sta finendo una stagione con pochi sorrisi e tante contraddizioni. È uscita dalla Coppa Italia perdendo ai rigori contro l’Empoli al Franchi, è uscita dalla Conference in semifinale al primo vero ostacolo di rilievo (il Betis) e ora rischia fortemente di non conquistare un posto in Europa. I risultati sono questi e sono stati accompagnati da un gioco che non ha entusiasmato i fiorentini, tranne alcune gare, non molte per la verità. La Fiorentina invece di fare bottino pieno con l’ultima (Monza) e penultima (Venezia) della classifica in queste quattro partite ha conquistato appena due punti. È tutto questo che viene imputato a Palladino. Ma la stagione della Fiorentina e del suo allenatore non è tutta qui. C’è anche il record storico eguagliato di otto vittorie di fila, ci sono i successi contro le grandi, la Lazio battuta due volte, poi la Juventus (3-0), la Roma (5-1), il Milan (2-1), l’Inter (3-0), l’Atalanta (1-0), il Bologna (3-2) sempre al Franchi, solo il Napoli è escluso dalla lista. Non era mai successo prima.  
Non si possono disconoscere a Palladino il clamoroso rilancio di Kean, l’intuizione di schierare Bove sulla fascia, ma con i compiti del centrocampista, per dare equilibrio alla squadra, la valorizzazione di Comuzzo e l’esplosione di Mandragora. Al tempo stesso bisogna chiedersi perché ha aspettato tanto, a inizio stagione, a passare dalla difesa a tre (con Biraghi fuori ruolo: lo dicevano e lo scrivevano tutti) alla difesa a quattro, così come ha impiegato troppo tempo per costruire un centrocampo a tre dopo che con due soli mediani la squadra imbarcava acqua da tutte le parti. Bisognerebbe capire anche il motivo per cui il miglior giocatore della Fiorentina sul piano tecnico, nonché l’acquisto più costoso, Albert Gudmundsson, non abbia quasi mai ritrovato la condizione di Genova. 
Se l’oggetto del contendere è Palladino (e lo è davvero, forse più di Pradé), è necessario ragionarci con la mente fredda, senza reazioni di pancia. Appena dodici giorni fa, la Fiorentina lo ha confermato fino al 2027 perché crede in questo giovane allenatore, immaginarne un licenziamento a fine stagione è difficile, sarebbe come rimangiarsi una scelta di base, un’impostazione non solo tecnica ma anche politica, un dietro-front di sola delusione. Al tempo stesso, andare avanti anche il prossimo anno in questa situazione, con i tifosi in rivolta e l’allenatore sempre in discussione, porterebbe a un clima difficile da sopportare per la squadra, soprattutto in una società teleguidata da New York e diretta da due soli dirigenti. È davvero un momento complesso. 


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