© LAPRESSE

Fiorentina, ora pronti a rischiare

Leggi il commento del Corriere dello Sport-Stadio sugli obiettivi stagionali della formazione allenata da Stefano Pioli
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

4 min

Pubblicato il 11.09.2025, 09:14

FiorentinaFiorentina Tutte le notizie sulla squadra

L’anno scorso la parola-chiave della Fiorentina era “ambizione”. Voleva dire tutto e niente. Non è stato tutto, ma nemmeno niente (65 punti). Quest’anno è “vincere”. Vincere qualcosa. Traducendo il pradeiano significa conquistare un trofeo. Ora, pur senza mettere limiti alla Provvidenza viola, è consigliabile togliere lo scudetto dalla lista dei possibili obiettivi. Restano Coppa Italia, Conference League e possiamo metterci un posto in Champions, che non è una coppa ma vale tanto. Negli anni di Vincenzo Italiano, la Fiorentina è stata vicinissima ai primi due i trofei. Due volte in finale di Conference, una volta in Coppa Italia, a cui si aggiungono una semifinale sempre di Conference con Palladino e una semifinale di Supercoppa con Italiano. Tante finali, ma la bacheca di Commisso resta deserta, così come era rimasta alla fine quella dei Della Valle.

Pioli è qui per questo, per riempire un vuoto di un quarto di secolo. L’ultimo trofeo conquistato dalla Fiorentina risale al 2001, la Coppa Italia vinta da Vittorio Cecchi Gori presidente, Mancini allenatore, Rui Costa capitano e Chiesa (Enrico) prima punta. Quella squadra era alle soglie di una retrocessione e poi di un fallimento. Con i Della Valle e Prandelli, è tornata in Champions, con Montella e Paulo Sousa ha fatto l’Europa League e infine con la creazione della Conference è diventata una sua habitué. È la terza coppa europea, in ordine di importanza e di spessore tecnico e poche squadre, anche in questa edizione, appartengono allo stesso livello dei viola. 

Per vincere la Conference League bisogna giocare però quindici partite, il viaggio è lungo e anche se non si tratta di Champions c’è sempre qualche insidia. Per vincere la Coppa Italia di partite ne bastano cinque e qui dipende anche dalle avversarie. Quando nel 2022-23 Italiano arrivò in finale, giocando alla pari e a tratti meglio dell’Inter che poi si prese la Coppa, la Fiorentina incontrò la Sampdoria (che quell’anno finì in B) agli ottavi, il Torino ai quarti e la Cremonese (altra retrocessa di quella stagione) nelle due semifinali. Poi l’Inter e finì il sogno. 

Nella conferenza stampa di ieri, Pradé ha parlato di cifre: il mercato, secondo i dirigenti viola, si è chiuso con un disavanzo di 60 milioni e contemporaneamente il monte ingaggi è cresciuto. Allo stesso modo è cresciuta l’ambizione che, da termine piuttosto aleatorio, ha preso forma e sostanza e si è trasformato in “vincere qualcosa”. Pioli è sintonizzato sulla stessa linea, il giorno della presentazione ha fatto la battuta (scherzosa? mah) su Allegri che non aveva inserito la Fiorentina nella lotta per la Champions («Ho appeso il giornale con le sue parole nello spogliatoio»). Allenatore e direttore sportivo hanno deciso di rischiare davvero: se i viola non alzeranno un trofeo, se non riusciranno a entrare in Champions, si potrà parlare di delusione, di forte delusione. Sabato sera al Franchi giocheranno i campioni d’Italia, la Fiorentina riparte da lì con la sua nuova parola d’ordine: vincere qualcosa

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%

    9,99al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%

    19,99al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,99al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario