Crisi Fiorentina, le stelle non brillano più: l'attacco da 118 milioni è a secco
FIRENZE - Quattro giornate, 360 minuti di gioco, avversari di caratura diversa e sistemi di gioco differenti sono sufficienti per sollevare comunque un dubbio. E il più grosso punto interrogativo sulla Fiorentina riguarda l'attacco. Un reparto da quattro interpreti (più uno, Fazzini, utilizzato come vice Gudmundsson nel corso dell'estate) di assoluto livello: qualcuno aveva sussurrato sottovoce che fosse addirittura da Champions, per quantità e qualità delle scelte a disposizione. Un attacco che, al 23 settembre, è però fermo a zero reti.
Fiorentina, numeri che fanno preoccupare
Lo zero alla voce reti degli attaccanti è un dato che ne nasconde altri, più inquietanti. C'è innanzitutto quello dei tiri in porta a partita, una media di 2,3. Stefano Pioli ha insistito molto su un concetto banale ma evidente: i problemi dell'attacco non sono solo quelli degli attaccanti, è tutto concatenato, se le punte non segnano la colpa è anche degli altri reparti. Però alla base di tutto non c'è soltanto una difficoltà nel creare palle-gol (due big chance create a partita, in media con squadre che veleggiano a metà classifica); il diciassettesimo posto dei viola è frutto soprattutto della precisione sotto porta. La combinazione di due statistiche preoccupano: la Fiorentina è quarta per xG per tiro, ma è ultima per xGoT (xG dei tiri in porta fatti). Questo significa che la squadra di Pioli conclude da buona posizione, ma non prende mai la porta.
Fiorentina, Kean ancora a secco
L’inconsistenza sottoporta è rappresentata al meglio da un altro numero, legato a Moise Kean: il vice-capocannoniere dello scorso campionato è primo in Serie A per xG (2,3, sopra a Krstovic e Thuram per intendersi) ma non ha ancora centrato la porta. Massime chance, resa nulla. Dati che la Fiorentina sta analizzando, che possono certo far drizzare le antenne, anche se siamo ancora di fronte a un campione ristretto di prestazioni e può darsi che per Kean e i suoi basterà sbloccarsi, perché come dicono in tanti il gol è come il ketchup. Solo che l'assortimento di salse da cucina gourmet lasciava sperare in ben altro.
Cinque attaccanti di qualità
Conti alla mano, la Fiorentina può contare su un centravanti come Kean su cui pende una clausola rescissoria da 62 milioni di euro, su un numero dieci, Gudmundsson, costato (prestito oneroso più riscatto) 19 milioni, e soprattutto su un altro nove, Roberto Piccoli, prelevato dal Cagliari per 25 milioni più 2 di bonus, uno che, per adesso, nei 200 minuti in cui ha condiviso il campo con Kean, ha fallito il test della complementarità con KMB; poi ci sarebbe anche Jacopo Fazzini (10 milioni, considerato da Pioli trequartista e seconda punta salvo poi essere schierato da esterno ibrido domenica contro il Como) e un signore da 453 sigilli in carriera, Edin Dzeko, arrivato a costo zero e salutato come possibile colpaccio dell'estate, per adesso rivelatosi solo nella sua versione più autunnale. È il paradosso dell'attacco (e del mercato) viola: un reparto che potenzialmente vale 118 milioni di euro, che ancora fatica a trovare un senso e una forma propria, come il resto della Fiorentina.
