Viaggio nella crisi della Fiorentina: dal modulo di Pioli all’attacco a secco. Cosa sta succedendo

Nessuno si aspettava un inizio di campionato così negativo da parte dell’undici viola: tutti i dettagli
Francesco Gensini

Viaggio dentro un’evidente crisi tecnica e di risultati. Per trovare le ragioni, per tracciare il percorso attraverso cui si è manifestata in un’anamnesi di situazioni e fatti raccontati. Oggettivi. Poi, ognuno si farà l’idea che vuole, ma una cosa è certa: nessuno si aspettava un inizio di campionato così negativo da parte della Fiorentina, perfino in linea con quello di dodici mesi fa e difatti, sommando l’uno e l’altro, per la prima volta in novanta anni di Serie A la squadra viola non ha ottenuto neanche una vittoria nelle quattro gare iniziali per due stagioni consecutive. Tanto per dire a che cosa siamo di fronte. E come Palladino l’anno scorso (22 settembre, intervallo di Fiorentina-Lazio: via la difesa a tre, dentro la difesa a quattro con Gudmundsson inserito alle spalle di Kean per passare da 0-1 a 2-1 con doppietta su rigore dell’islandese e iniziare un ciclo vincente fino a dicembre), Pioli ha scelto la fine dell’estate astronomica per mandare in soffitta la difesa a tre e il 3-5-2 (con derivati annessi per modellare l’attacco in base alle esigenze), passando a un 4-4-2 inedito e inatteso nella disposizione degli uomini: senza esterni effetti di ruolo, Fazzini e Lamptey esterni di centrocampo, più il regista Nicolussi Caviglia mediano nei due nel mezzo. Visto l’esito col Como, in soffitta bisogna subito fare spazio anche al 4-4-2. 

Pioli stravolge il modulo della Fiorentina   

Sette amichevoli dal 20 luglio al 14 agosto, cinque partite ufficiali tra playoff di Conference League e tre turni di campionato fino al 13 settembre intervallati dalla prima sosta per le qualificazioni al Mondiale 2026: mai una volta Stefano Pioli ha derogato dalla difesa a tre, dando così ragione a chi immaginava prima dell’inizio del ritiro che il tecnico parmigiano avrebbe adottato questo sistema di gioco, e intervenendo solo sulla composizione dell’attacco per utilizzare al meglio le risorse offensive all’aggiornarsi degli arrivi al Viola Park. Per la precisione: sette partite con il 3-4-1-2 fin dal debutto nell’amichevole in famiglia con la Primavera di Galloppa (Gudmundsson alle spalle di Dzeko e Kean) e poi in Grosseto-Fiorentina, Nottingham-Fiorentina, Manchester United-Fiorentina, Fiorentina-Japan University, Polissya-Fiorentina e Torino-Fiorentina; tre partite con il 3-4-2-1 in Fiorentina-Carrarese, Leicester-Fiorentina e Fiorentina-Polissya: infine, 3-5-1-1 in Cagliari-Fiorentina e 3-5-2 in Fiorentina-Napoli. Sempre quel tema tattico lì per garantirsi soprattutto tante soluzioni offensive come ribadisce sempre Pioli, poi l'inversione a U, non dopo la pausa, ma tra il Napoli e il Como dove è entrato in scena il 4-4-2. Con cui la Fiorentina ha segnato un gol con Mandragora al secondo tentativo su punizione e avuto un’altra (mezza) occasione da rete con Kean nei dieci minuti iniziali. Basta. 


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L’involuzione di Comuzzo, male Pongracic    

Giustamente Pioli (e un po’ tutti gli allenatori messi di fronte a una considerazione del genere) ricorda sempre che nella sua Fiorentina non ci sono titolari fissi, diciamo sicuri del posto. Ma qualcuno rimane comunque più titolare di altri. Nel caso della difesa, Comuzzo, Pongracic e Ranieri, schierati in questo ordine e con maggiore frequenza nella linea a tre che è stata uno dei caposaldi viola fino a domenica pomeriggio, e se De Gea non ha trascorso quasi mai pomeriggi-serate tranquilli è stato anche per il rendimento negativo dei singoli e come conseguenza, di reparto. Senza colpevolizzare nessuno, ma sempre come racconto dei fatti: Comuzzo ha favorito l’1-0 del Polissya a Reggio Emilia e spianato la strada al Napoli col rigore su Anguissa al 3’; Pongracic si è arreso di fronte a Hojlund e Addai, Ranieri ha lasciato troppo spazio a Beukema e Kempf sempre su calci piazzati. Alternative? Pablo Marí (scelta di Pioli a luglio e poi subito abbandonata) ha sulla coscienza il pareggio del Cagliari con Luperto al 94’, Viti è ancora da soppesare avendo disputato appena 59 minuti in campionato e Kouadio (classe 2006) intanto si gode il debutto in Serie A a Torino contro i granata. La difesa a quattro, quindi, rimane la vera alternativa, anche se in questo caso il rischio è di depotenziare e limitare Dodo e Gosens. 


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Ora il rombo a centrocampo per esaltare Nicolussi 

Il centrocampo a quattro a supporto della difesa a tre (in tutte le amichevoli e tre delle cinque partite ufficiali fino a domenica scorsa) aveva come base d’appoggio e motivo d’essere la mancanza di un regista di ruolo nel gruppo di Pioli, che l’arrivo di Nicolussi Caviglia (30 agosto) sembrava aver compensato. Fino ad allora ci aveva provato Fagioli, che magari nasce play-maker, ma poi il trascorrere delle stagioni e dei cambiamenti personali e di squadra lo hanno fatto svoltare quasi naturalmente ad essere una mezzala, al massimo una mezzala/regista. Posizione e compiti ibridi che il piacentino classe 2001 si è assunto con grande responsabilità dall’inizio della stagione dentro la Fiorentina, però con risultati rivedibili e meglio non hanno fatto Sohm e Ndour che a turno gli hanno giocato accanto, mentre l’unico a distinguersi nel mezzo è stato Mandragora perché dotato di eclettismo tattico. Nicolussi Caviglia è rimasto a guardare a Torino, ha disputato 25 minuti con il Napoli già scappato ed è partito titolare con il Como domenica: nel centrocampo a quattro con Mandragora al fianco e Fazzini e Lamptey (poi Fortini dal 22’) esterni, ma per l’ex Venezia ora che Pioli deve rimettere comunque mano alla formazione ci si immagina una Fiorentina col rombo per esaltarne le doti di distributore di palloni e gioco. 


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Tutti a secco in attacco, anche Kean    

Si diceva del rombo a centrocampo: significa tecnicamente dotarsi di un vertice alto e più prosaicamente nel linguaggio del pallone di un trequartista, un rifinitore, cioè del calciatore che ha estro, inventiva, visione negli ultimi trenta metri di campo, assist e tiro che possa essere il valore aggiunto in attacco di una squadra. Messo lì il numero 10 (ce l’ha Gudmundsson nella squadra viola sulle spalle e il riferimento non è casuale, ma sta all’islandese convincere Pioli) che illumina e messo nelle condizioni giuste, Kean e Piccoli possono avere un senso che adesso viceversa non hanno, come hanno dimostrato quasi tutta la partita con il Como fino all’uscita dell’ex Cagliari e la ripresa con il Napoli (ancora meno ce l’ha la coppia Kean-Dzeko per quanto visto nel primo tempo con i campioni d’Italia). Con il 3-5-2 la Fiorentina è stata piatta e monocorde, con il 4-4-2 di più. E se rombo non è ed è invece un centrocampo a cinque o a quattro in base alle esigenze contingenti, almeno di un rifinitore se non due questa Fiorentina ne ha bisogno lo stesso per far segnare i propri attaccanti e per non dare punti di riferimento ai difensori avversari. Kean, Piccoli, Dzeko, Gudmundsson e Fazzini, secondo definizione e ruoli assegnati dal tecnico: zero gol in cinque in 360 minuti di campionato. 

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Viaggio dentro un’evidente crisi tecnica e di risultati. Per trovare le ragioni, per tracciare il percorso attraverso cui si è manifestata in un’anamnesi di situazioni e fatti raccontati. Oggettivi. Poi, ognuno si farà l’idea che vuole, ma una cosa è certa: nessuno si aspettava un inizio di campionato così negativo da parte della Fiorentina, perfino in linea con quello di dodici mesi fa e difatti, sommando l’uno e l’altro, per la prima volta in novanta anni di Serie A la squadra viola non ha ottenuto neanche una vittoria nelle quattro gare iniziali per due stagioni consecutive. Tanto per dire a che cosa siamo di fronte. E come Palladino l’anno scorso (22 settembre, intervallo di Fiorentina-Lazio: via la difesa a tre, dentro la difesa a quattro con Gudmundsson inserito alle spalle di Kean per passare da 0-1 a 2-1 con doppietta su rigore dell’islandese e iniziare un ciclo vincente fino a dicembre), Pioli ha scelto la fine dell’estate astronomica per mandare in soffitta la difesa a tre e il 3-5-2 (con derivati annessi per modellare l’attacco in base alle esigenze), passando a un 4-4-2 inedito e inatteso nella disposizione degli uomini: senza esterni effetti di ruolo, Fazzini e Lamptey esterni di centrocampo, più il regista Nicolussi Caviglia mediano nei due nel mezzo. Visto l’esito col Como, in soffitta bisogna subito fare spazio anche al 4-4-2. 

Pioli stravolge il modulo della Fiorentina   

Sette amichevoli dal 20 luglio al 14 agosto, cinque partite ufficiali tra playoff di Conference League e tre turni di campionato fino al 13 settembre intervallati dalla prima sosta per le qualificazioni al Mondiale 2026: mai una volta Stefano Pioli ha derogato dalla difesa a tre, dando così ragione a chi immaginava prima dell’inizio del ritiro che il tecnico parmigiano avrebbe adottato questo sistema di gioco, e intervenendo solo sulla composizione dell’attacco per utilizzare al meglio le risorse offensive all’aggiornarsi degli arrivi al Viola Park. Per la precisione: sette partite con il 3-4-1-2 fin dal debutto nell’amichevole in famiglia con la Primavera di Galloppa (Gudmundsson alle spalle di Dzeko e Kean) e poi in Grosseto-Fiorentina, Nottingham-Fiorentina, Manchester United-Fiorentina, Fiorentina-Japan University, Polissya-Fiorentina e Torino-Fiorentina; tre partite con il 3-4-2-1 in Fiorentina-Carrarese, Leicester-Fiorentina e Fiorentina-Polissya: infine, 3-5-1-1 in Cagliari-Fiorentina e 3-5-2 in Fiorentina-Napoli. Sempre quel tema tattico lì per garantirsi soprattutto tante soluzioni offensive come ribadisce sempre Pioli, poi l'inversione a U, non dopo la pausa, ma tra il Napoli e il Como dove è entrato in scena il 4-4-2. Con cui la Fiorentina ha segnato un gol con Mandragora al secondo tentativo su punizione e avuto un’altra (mezza) occasione da rete con Kean nei dieci minuti iniziali. Basta. 


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Viaggio nella crisi della Fiorentina: dal modulo di Pioli all’attacco a secco. Cosa sta succedendo
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Ora il rombo a centrocampo per esaltare Nicolussi 
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Tutti a secco in attacco, anche Kean