Viaggio nella crisi della Fiorentina: dal modulo di Pioli all’attacco a secco. Cosa sta succedendo
Viaggio dentro un’evidente crisi tecnica e di risultati. Per trovare le ragioni, per tracciare il percorso attraverso cui si è manifestata in un’anamnesi di situazioni e fatti raccontati. Oggettivi. Poi, ognuno si farà l’idea che vuole, ma una cosa è certa: nessuno si aspettava un inizio di campionato così negativo da parte della Fiorentina, perfino in linea con quello di dodici mesi fa e difatti, sommando l’uno e l’altro, per la prima volta in novanta anni di Serie A la squadra viola non ha ottenuto neanche una vittoria nelle quattro gare iniziali per due stagioni consecutive. Tanto per dire a che cosa siamo di fronte. E come Palladino l’anno scorso (22 settembre, intervallo di Fiorentina-Lazio: via la difesa a tre, dentro la difesa a quattro con Gudmundsson inserito alle spalle di Kean per passare da 0-1 a 2-1 con doppietta su rigore dell’islandese e iniziare un ciclo vincente fino a dicembre), Pioli ha scelto la fine dell’estate astronomica per mandare in soffitta la difesa a tre e il 3-5-2 (con derivati annessi per modellare l’attacco in base alle esigenze), passando a un 4-4-2 inedito e inatteso nella disposizione degli uomini: senza esterni effetti di ruolo, Fazzini e Lamptey esterni di centrocampo, più il regista Nicolussi Caviglia mediano nei due nel mezzo. Visto l’esito col Como, in soffitta bisogna subito fare spazio anche al 4-4-2.
Pioli stravolge il modulo della Fiorentina
Sette amichevoli dal 20 luglio al 14 agosto, cinque partite ufficiali tra playoff di Conference League e tre turni di campionato fino al 13 settembre intervallati dalla prima sosta per le qualificazioni al Mondiale 2026: mai una volta Stefano Pioli ha derogato dalla difesa a tre, dando così ragione a chi immaginava prima dell’inizio del ritiro che il tecnico parmigiano avrebbe adottato questo sistema di gioco, e intervenendo solo sulla composizione dell’attacco per utilizzare al meglio le risorse offensive all’aggiornarsi degli arrivi al Viola Park. Per la precisione: sette partite con il 3-4-1-2 fin dal debutto nell’amichevole in famiglia con la Primavera di Galloppa (Gudmundsson alle spalle di Dzeko e Kean) e poi in Grosseto-Fiorentina, Nottingham-Fiorentina, Manchester United-Fiorentina, Fiorentina-Japan University, Polissya-Fiorentina e Torino-Fiorentina; tre partite con il 3-4-2-1 in Fiorentina-Carrarese, Leicester-Fiorentina e Fiorentina-Polissya: infine, 3-5-1-1 in Cagliari-Fiorentina e 3-5-2 in Fiorentina-Napoli. Sempre quel tema tattico lì per garantirsi soprattutto tante soluzioni offensive come ribadisce sempre Pioli, poi l'inversione a U, non dopo la pausa, ma tra il Napoli e il Como dove è entrato in scena il 4-4-2. Con cui la Fiorentina ha segnato un gol con Mandragora al secondo tentativo su punizione e avuto un’altra (mezza) occasione da rete con Kean nei dieci minuti iniziali. Basta.
