Gosens e quel patto con lo spogliatoio della Fiorentina: il retroscena del no alla cessione

L'esterno tedesco e gli altri senatori - De Gea, Dodo, Mandragora - hanno stretto un accordo interno
Alessandro Di Nardo
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FIRENZE - C'è chi dice no. Come l'album di Vasco Rossi datato 1987. Robin Gosens sarebbe nato sette anni più tardi e quel no l'avrebbe pronunciato forte e chiaro la scorsa domenica, destinatario il Nottingham Forest, stroncando così una trattativa che sembrava destinata ad andare a dama in un batter d'occhio.

Decide Gosens

Il tedesco ha scelto di rimanere: troppo forte l'attaccamento ai colori viola, troppo grande il senso di responsabilità per il momento che sta vivendo la Fiorentina. Lui e gli altri senatori - De Gea, Dodo, Mandragora - hanno fatto un patto: portare la barca in porto, arrivare alla salvezza. Poi si vedrà. E così il rifiuto verso i riflettori del campionato più importante al mondo - e verso un salto in avanti rispetto alla realtà viola, vista anche la possibilità di giocare l'Europa League - è stato naturale.

Gosens in calo

Il no al Nottingham arriva anche a seguito di un'altra prestazione grigia dello stesso Gosens a Napoli: non è di certo il suo miglior momento in viola, anzi, la sua traiettoria di carriera, a 31 anni, sembra in calo. Quello che un tempo era il tedesco volante, capace di arare la fascia sinistra in Italia e in Europa senza soluzione di continuità, ha abbassato fisiologicamente i giri del motore (emblematico il duello impari contro il 2006 Palestra di dieci giorni fa).

Incedibile mai

Nella seconda stagione a Firenze, condizionata dall'infortunio patito a fine ottobre, lesione di primo grado del retto femorale della coscia sinistra (due mesi di stop) il numero ventuno è parso spesso in difficoltà atletica, ma rimane una figura di peso soprattutto nelle dinamiche di spogliatoio. Uno dei più coinvolti, anche emotivamente, nella disastrosa annata dei viola. E dire che ad agosto poteva lasciare: lo ha ammesso l'ex ds Daniele Pradè, che ha settembre disse: «Abbiamo avuto un’offerta irrinunciabile per un giocatore di 30 anni, ma noi in questo gruppo puntiamo molto sugli uomini e lo abbiamo tenuto». L'offerta arrivava dall'Atalanta, club a cui il classe 1994 è legatissimo; il parere del calciatore sarebbe stato diverso in quel caso, a mettersi di traverso fu anche lo staff tecnico, Pioli in primis. In sei mesi è cambiato tutto, o quasi: la Fiorentina avrebbe anche aperto alla cessione di un over 30 che non sta dando il meglio di sé, una decisione cinica ma razionale per una società sportiva. Stavolta a dire no è stato il giocatore. Questione di cuore. E di responsabilità.


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