Intervista Baiano: "Gudmundsson? Colpa sua se non va"

L'ex viola analizza l'attacco della squadra di Paolo Vanoli: "La salvezza è legata a Kean, a Piccoli serve continuità"
Niccolò Santi
5 min

«Kean mi piace molto, fa la differenza. Sicuramente è l’attaccante migliore che ha la Fiorentina». A dirlo è Francesco Baiano, ex attaccante della Fiorentina e grande estimatore del classe 2000.

Quest’anno, però, i numeri di Kean sono diversi...

«Ha dimostrato che anche lui può sbagliare. Ma alla fine non sbaglia solo chi non fa. Ricordatevi una cosa».

Prego.

«Segnare, nel calcio, è la cosa più difficile che ci sia. Non è un caso che gli attaccanti vengano pagati più degli altri. Kean resta l’unico giocatore che può tirare fuori la Fiorentina da questa situazione». 
 
In estate farebbe di tutto per tenerlo? Clausola permettendo.

«Dipende da lui. Se mi dà la disponibilità, lo tengo. Anche perché per trovare un giocatore dello stesso livello, devo spendere i soldi della clausola e non è detto che mi garantisca lo stesso rendimento. E poi...».

Andrebbe sostituito?

«Ecco. I giocatori forti vogliono la Champions, è normale che non vengano a Firenze».

C’è un Kean in Nazionale e uno alla Fiorentina?

«Se penso all’anno scorso, assolutamente no».

Quest’anno?

«Sì, anche perché ha dovuto fermarsi due o tre volte per via degli infortuni. Questo pesa tanto, fidatevi. In Nazionale ha fatto delle ottime prestazioni: soprattutto il gol siglato contro l’Irlanda del Nord è da giocatore straordinario. Non tanto per la rete in sé».

Cosa l’ha colpita?

«Il controllo, roba per pochi».

Piccoli è migliorato?

«Sì, il problema sono quei 27 milioni che pesano tanto. Ma non è colpa sua se il Cagliari l’ha venduto a peso d’oro».

Vale quella cifra?

«Per ora no, ma per quello che ha fatto vedere in passato può diventare un giocatore importante. Resto convinto che la Fiorentina l’avesse preso per non farsi trovare impreparata a fronte di un’eventuale cessione di Kean. Altrimenti non compri un attaccante da 27 milioni per lasciarlo in panchina. Sarebbe una follia. A lui serve continuità, non può giocare una partita sì e tre no».

Gudmundsson ne ha avuta, di continuità.

«Anche troppa».

Non la convince?

«Ero un estimatore del Gud di Genova. Dopo non si è più visto. A Firenze ha giocato a sinistra, a destra, dietro le punte. Ma non ha quasi mai convinto».

Di chi è la responsabilità?

«Sua. Un giocatore bravo se la trova da solo la posizione. Gli allenatori non c’entrano».

Solomon può prendere il suo posto?

«Secondo me è un profilo interessante, ma ha fatto vedere troppo poco per meritarsi l'etichetta del grande giocatore. Una rondine non fa primavera, aspettiamo».

Passiamo a Vanoli: i numeri gli danno ragione.

«Sì, dopodiché nessuno si aspettava una Fiorentina in lotta per non retrocedere. Salvare una neopromossa è un miracolo, ma salvare la Fiorentina no. Mi spiego?».

Quindi non confermerebbe il tecnico in caso di salvezza?

«Non lo so. Una riflessione sarebbe anche giusta. Dico solo che se la società valutasse il suo lavoro come qualcosa di ottimo, lo dovrebbe non solo confermare ma anche difendere a oltranza per tutta la prossima stagione. Per la serie: o ci credi, o non ci credi».

 


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