Da Kean a Piccoli: il problema della Fiorentina è il centravanti
Fiorentina, abbiamo un problema: il centravanti. In questo spicchio finale di campionato e forse anche oltre. In teoria, magari ad avere di questi problemi che rispondono ai nomi di Moise Kean e Roberto Piccoli, ma nella realtà l’uno e l’altro non hanno corrisposto alle aspettative d’inizio stagione. E allora una riflessione accurata s’impone, considerando che: la squadra viola ha vissuto uno dei campionati più tormentati della propria storia recente, e non, che comporterà una ristrutturazione comunque ampia dell’organico attuale; nella prossima stagione non ci sarà l’impegno in Europa.
Kean, le valutazioni in estate
Kean aveva abituato bene, anzi benissimo, dopo il primo anno a Firenze con venticinque gol complessivi (diciannove solo in Serie A), annessa blindatura sul mercato e rinnovo del contratto a cifre che mai si sono viste dentro al monte-ingaggi di questo club. Motivi più che validi, ancorché giustificati, per attendersi da lui qualcosa che somigliasse a un bis e, invece, a sei partite dal termine i gol sono otto in campionato e uno in Conference League in trentatré gare complessive disputate. Le attenuanti ci sono, a cominciare dalla stagione al contrario della Fiorentina, per proseguire con un paio di guai fisici poi confluiti in uno e più penalizzante che riguarda la tibia, ma di suo ci ha messo molto (meno) e la gestione in generale non sta risultando semplice, quindi si torna al punto di partenza: una valutazione in estate andrà fatta. Sempre ricordando che nel contratto dell’attaccante classe 2000 esiste una clausola rescissoria da sessantadue milioni: vantaggio o svantaggio lo vedremo.
Piccoli, prima stagione complicata a Firenze
Detto che tra averlo o non averlo Kean al top e motivato è sempre meglio averlo e dubbi non possono esistere in proposito, chi la scorsa estate era stato preso per integrarlo e sostituirlo lungo l’arco dell’intera stagione con la Fiorentina impegnata su tre fronti Coppa Italia compresa, non sta riuscendo a portare in fondo il compito assegnato. E il riferimento è ovviamente a Roberto Piccoli, investimento super oneroso da venticinque milioni (più due di eventuali bonus) e al momento da tre gol in ventotto presenze in campionato, altrettanti in dieci presenze in Conference e uno nell’unica gara (persa) di Coppa Italia. Ha subìto anch’egli i risultati disastrosi per cinque-sei mesi della squadra? Certamente. Poteva fare di più l’ex Cagliari e invece ha dato spesso dimostrazione di non essere il terminale offensivo necessario e adatto? Altrettanto di sicuro. Sono le componenti principali dei due piatti della bilancia e tra poche settimane capiremo da che parte penderà.
Prima la salvezza, poi le scelte
A proposito di certezze che nessuno finora ha messo in discussione: Kean e Piccoli sono capitali tecnici ed economici della Fiorentina e godono della massima considerazione al Viola Park, ma le scelte s’imporranno comunque com’è giusto che sia nella rivisitazione dell’intero organico, senza per questo arrivare alla tabula rasa: i centravanti non possono rimanerne estranei, specie se somigliano a un problema da risolvere nell’ottica di migliorare quello che non è andato nella direzione giusta. Che può significare ripartiamo da Kean e Piccoli, come da uno dei due oppure da nessuno: salvezza raggiunta e poi le scelte.
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