Braschi, chi è la stellina della Fiorentina che un anno fa era in Fiesole a tifare
Riccardo Braschi è uno di quei famosi ragazzi che l’Italia che vince il Mondiale non l’ha mai vista. Così come non ha mai visto giocare Batistuta, l’idolo di sempre, ma questo non gli impedisce di sognare l’una e l’altro. Fiorentino doc, il 25 agosto, quattro giorni prima del Centenario, compirà vent’anni. Ma nella notte fonda dell’Olimpico, la notte dell’esordio in Serie A, la giovane età non è stata un problema. Anzi. La sua è forse stata l’unica stella a brillare, un lumicino di speranza in una serata amara per la Fiorentina ma indimenticabile a livello personale. Una stellina è anche l’emoji che ha scelto per imprimere a fuoco sui social il ricordo della prima tra i grandi: «Ad un passo da un qualcosa di magico. È tutto rimandato», ha scritto su Instagram per accompagnare la carrellata dei suoi personalissimi highlights.
Braschi, l'arma in più
Serve tempo, lo sa bene Vanoli in piena emergenza in attacco, che lunedì sera a inizio ripresa ha pescato Braschi dalla panchina e lo ha buttato nella mischia al posto di uno spento Gudmundsson. Il rimpianto per l’islandese falso nove non si è fatto sentire. «Lasciamolo tranquillo, ha fatto vedere le sue qualità», ha detto il tecnico nel post partita: con tre partite ancora da giocare da qui alla fine e un punto fondamentale in ottica salvezza da conquistare già domenica col Genoa, la nuova stellina del firmamento viola può essere l’arma in più.
Palo al primo pallone toccato
Al primo pallone toccato, il gioiello della Primavera di Galloppa ha costruito la prima e più pericolosa occasione della Fiorentina soltanto un minuto dopo l’ingresso in campo. Un’azione di qualità, partita da Solomon a cui il ragazzo cresciuto a Sesto Fiorentino quasi strappa il pallone tra i piedi: controllo a portare via e conclusione forte a chiudere con il destro che si stampa sul palo interno a Svilar battuto. Di personalità, che è quella che non gli è mancata nemmeno con la Primavera, di cui è capocannoniere con 17 gol (e 5 assist) in 29 presenze. E che è anche quella che ha convinto Vanoli a farlo debuttare in maglia viola contro il Rakow, in Conference League, poco meno di un mese fa. Otto minuti nel finale, al posto di Piccoli, impreziositi dalla festa al 90’ per il gol vittoria di Gud su rigore e dalle lacrime di gioia per un sogno che si realizza.
Braschi figlio di Firenze
Braschi ha fatto tutta la trafila nelle giovanili viola e poco più di un anno fa, di questi tempi, era in curva Fiesole per assistere alla vittoria per 3-0 sull’Inter. Nella biografia del suo profilo Instagram, oltre al Cap di Sesto Fiorentino, ha scritto “1926”, anno di nascita del club: testimonianza tangibile di un legame di sangue. La Fiorentina lo ha festeggiato via social e se lo tiene stretto in campo: la serata di Roma lo ha visto protagonista con un paio di dribbling riusciti e 5 tocchi in area avversaria, più di tutti i suoi compagni. Ora Braschi ha solo bisogno di trovare maggiore continuità e il club, a salvezza raggiunta, di programmare l’avvenire. «Ho firmato un contratto lungo perché voglio vedere dieci ragazzi cresciuti qui dentro arrivare in prima squadra», aveva detto tempo fa il ds Paratici. Grazie a Braschi, può già spuntarne uno dalla lista.
