Fiorentina, scelte complicate e il progetto di Commisso: serve chiarezza
Ha ragione Vanoli, la salvezza della Fiorentina è un’impresa. Soltanto sua, però. Non della proprietà, non della società e non della squadra. Sintetizzando in due voti la stagione si può dare 7 all’allenatore e 4 a tutti gli altri. Per Vanoli è stata un’impresa a tre piani, statistico (non si era mai salvata una squadra con 4 punti alla decima giornata), tecnico (ha messo insieme una squadra che non aveva costruito lui) e ambientale (l’ha salvata in mezzo a inevitabili contestazioni e nel periodo in cui il presidente stava morendo). Mancherebbe il quarto piano, il gioco, ma forse è chiedere troppo in una situazione come questa. Ecco, come siamo arrivati a una "situazione come questa"? E ora, come dare una soluzione a tutti i problemi di questa stagione? Prima di ripartire la Fiorentina dovrà cercare (e se possibile trovare) una spiegazione al disastro di questa annata.
MERCATO, PIOLI, VALUTAZIONI
Un passo indietro fino ad agosto. Mercato eccellente, squadra rinforzata. Lo dicevano, lo dicevamo, quasi tutti, qualcuno più di altri. Pioli aveva indicato perfino la zona-Champions per la Fiorentina con la famosa battuta sulle dichiarazioni di Allegri "che si è dimenticato di mettere anche noi nella corsa alla Champions: ho appeso l’intervista sulla parete dello spogliatoio". Invece avrebbe dovuto ringraziare Allegri. Ma sul ritorno di Pioli a Firenze c’era unanime parere positivo. La lunga assenza per malattia di Rocco Commisso ha tolto alla Fiorentina il vero punto di riferimento. Il dg Ferrari, il ds Pradé e Pioli non sono riusciti a risollevare la squadra, che ha cominciato subito a sbandare. Il tracollo è arrivato con la sconfitta al Franchi contro il Lecce. Pradé si era dimesso alla vigilia e Pioli è stato esonerato il giorno dopo. E la squadra? Mai pervenuta. Pensava di uscirne fuori solo perché si chiamava Fiorentina. Presunzione e superficialità l’hanno trascinata sempre più a fondo.
IL CAMBIO, VANOLI E PARATICI
L’arrivo di Vanoli ha portato dei piccoli benefici iniziali per ripiombare quasi subito in crisi e per poi rimettersi in linea di volo. L’arrivo di Paratici ha alzato il livello dirigenziale come numero ed esperienza. Il mercato di gennaio (e in questo caso Vanoli sarà stato per forza coinvolto) non ha prodotto miglioramenti evidenti, anzi. In una squadra piena di centrocampisti ne sono arrivati altri due (Brescianini e Fabbian) insieme a due ali (Solomon e Harrison) e a un difensore (Rugani). Serviva invece un mediano vero, da combattimento. Per chiarire quanto il mercato estivo e quello invernale abbiano davvero inciso sulla Fiorentina basta ricordare la formazione di domenica scorsa nella partita che doveva portare i viola alla salvezza aritmetica: dei nuovi arrivati, all’inizio c’era soltanto Solomon, gli altri sette erano in panchina.
LA LINEA
A salvezza raggiunta, da New York il giovane Commisso ha inviato un messaggio che può far pensare a un rilancio: "Dobbiamo guardare avanti e costruire un grande futuro per la Fiorentina". È già un’indicazione, piuttosto generica però di segno positivo. Non si sa a quale futuro si riferisca, se vicino o lontano, ma intanto se quelle parole avranno un seguito si può credere che la volontà dei proprietari non sia quella di rientrare dalle spese. Dal mercato estivo la Fiorentina è uscita con un -60 milioni e da quello invernale con un -25 da versare a Bologna e Atalanta per il riscatto obbligatorio di Fabbian e Brescianini.
LE SCELTE
Ora tocca a Paratici, che si trova davanti non solo a delle scelte tecniche (l’allenatore della prossima stagione), ma soprattutto di impostazione. Deve costruire una "squadra" che abbia un senso e non occuparsi solo delle mosse di mercato. La base delle sue decisioni non può essere riferita esclusivamente a questa annata, perché se così fosse la scelta sarebbe facile e inevitabile: via tutti. Ma in questo caso il rischio di buttare via qualcosa di interessante è forte. I giocatori della stagione 25-26 non hanno dimostrato orgoglio, senso di appartenenza, voglia di lottare, al di là del pessimo rendimento di quasi tutti. Però in gran parte sono gli stessi giocatori che un anno prima quanto a orgoglio, senso di appartenenza, voglia di lottare e rendimento avevano dato tanto, toccando quota 65 ed eguagliando il record storico della Fiorentina di otto vittorie di fila. Esempi. Mandragora di oggi non è lo stesso di un anno fa, quando in campo era un leone; del Gosens 24-25 si può dire che non abbia lottato? No davvero; il disagio di Kean di questa stagione fa a pugni con il furore dell’anno scorso; la pessima qualità del Dodo di oggi era tutt’altro fino al maggio 2025. Ecco perché non saranno scelte facili. Il “via tutti” è un grande rischio, ma lo è pure la conferma di chi quest’anno ha fallito.
LA PROGRAMMAZIONE
Sarebbe interessante (e produttivo) se la società mostrasse alla sua gente un programma per la prossima stagione, magari partendo dalla ricostruzione degli errori di quella attuale. Una maxi conferenza con i proprietari, il dg Ferrari e il ds Paratici. Sì, molto interessante: dopo una stagione terribile come questa Firenze ha bisogno di risposte, di certezze (per quanto siano rare nel calcio) e soprattutto di chiarezza. Solo così si può recuperare il rapporto con un tifoseria che domenica ha festeggiato il punto-salvezza con i fischi e con il coro "meritiamo di più".
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS


