Da Fagioli a Mandragora, Parisi: la Fiorentina riparte da sei italiani
Non solo l'allenatore. Che rimane il vertice nella piramide delle scelte pre-estive, ma strettamente legata c'è la costruzione della nuova Fiorentina. E siccome dopo una stagione del genere ci saranno tante novità per dare forma a una rivoluzione o quasi, Paratici accanto alla soluzione del dubbio Vanoli-bis sì o no, ha già impostato la base del gruppo che sarà: e l'interesse del Tottenham per Fagioli è una riprova implicita di aver iniziato dal nome giusto.
Qui base viola
Perché al regista ex Juventus saranno consegnate le chiavi del gioco viola, punto di riferimento per elevare la qualità e mantenerla costante, e fatte salve sempre proposte non rifiutabili nel calcio d'oggi che si regge su equilibri economici quanto meno incerti, sarà respinto ogni tentativo d'aggancio a Fagioli. Scelta ponderata, scelta condivisa dentro al club e non a caso subito seguita da un'altra per darle forza: Ndour e Mandragora sono altri due che fanno parte di questa base, intorno a cui verrà edificata una versione di Fiorentina profondamente diversa da quella attuale. Ma a centrocampo no, proprio per mettere il play-maker piacentino nelle condizioni di rendere al meglio per quelle che sono le sue eccellenti doti, così come è riuscito a fare da dicembre in avanti dopo aver “accettato” il ruolo che Vanoli gli ha ritagliato su misura: con Ndour e Mandragora a protezione, e non solo per questo, ovviamente, i due troveranno spazio ancora nella squadra del futuro. Di loro ci hanno messo molto, tra alti e bassi inevitabili considerata la stagione complicatissima della Fiorentina e diversamente non poteva essere, ma soprattutto l'azzurro Under 21 - che avrà anche la soddisfazione della chiamata in Nazionale da parte del commissario tecnico pro tempore Silvio Baldini - ha evidenziato una crescita tecnica e caratteriale che lo ha portato dritto nella lista dei confermati. Tre nel pieno della maturità agonistica, con margini per il 22enne Ndour, tre italiani: che è l'altro tratto distintivo di chi appartiene a questo elenco piuttosto stringato e significativo.
Stile italiano
Parisi, Ranieri e Comuzzo, per dirne altri tre che corrispondono in pieno alle caratteristiche sopra citate seppur provenendo da percorsi e rendimenti differenti: l'esterno, che Vanoli ha spostato con successo da terzino ad ala, per rappresentare una delle poche note liete della Fiorentina 2025-26; l'ex capitano per essersi rimesso in discussione una volta che appunto gli è stata sfilata la fascia dal braccio, recuperando ruolo tecnico e reiterando senso di appartenenza nel valore che più è mancato e che va ricercato per l'immediato futuro; il centrale classe 2005 perché è un figlio del settore giovanile viola e non basta una stagione negativa per mettere in discussione le qualità che ne avevano fatto uno dei giovani difensori più richiesti al mercato di luglio scorso (Napoli pronto ad offrire più di trenta milioni) e anche quello invernale. Intanto, questi formano la base. I più sicuri, i più indicati per mille ragioni, anche se forse - anzi senza forse – ce ne sarebbe e ce n'è un altro in cima a tutto e tutti per disegnare una nuova Fiorentina che sia ambiziosa e competitiva: Moise Kean, il centravanti da venticinque gol un anno fa e da nove quest'anno. Ma quello che lo riguarda è davvero un discorso a parte.
