Fiorentina, che bel messaggio dal vivaio
Non è solo la vittoria, che comunque comincia a riempire la sguarnita bacheca dei Commisso. Uno scudetto Primavera è sempre un bel traguardo, peraltro arriva dopo la vittoria al torneo di Viareggio, ma dentro a questi successi c’è un’idea che va appoggiata e sostenuta soprattutto in momenti del genere. Da qualche anno la Fiorentina, sia con la prima squadra che con la Primavera, punta sui giovani italiani, sui ragazzi cresciuti in casa. È una linea in netta controtendenza col calcio di questi tempi, dove l’allarme scatta ogni volta che sulla panchina della Nazionale arriva un nuovo ct: i giovani italiani non hanno spazio. Altrove, non a Firenze. Qui il discorso è un po’ diverso: la quantità c’è, va migliorata la qualità.
La sensibilità verso i giocatori di casa
In questa tribolatissima stagione viola, c’è stata qualche partita che Vanoli ha italianizzato al massimo. In Conference League, in Polonia (3-0 per la Fiorentina sullo Jagiellonia), c’erano nove italiani all’inizio della gara, Gosens e Harrison gli unici stranieri. Nove italiani di cui cinque under 21 (Fortini, Comuzzo, Ndour, Fabbian e Fazzini) e due (Fortini e Comuzzo) cresciuti nel settore giovanile della Fiorentina. In campionato e in coppa raramente è scesa sotto i sei italiani. Se c’è ben poco da salvare nel 25-26 trascorso al Parco Viola, questa linea, questa sensibilità verso il giocatore di casa sta cominciando a dare risultati interessanti, proprio per la capacità del settore giovanile a crescere i giovani e a promuoverli in prima squadra. Questo dovrebbe essere il vero scopo di ogni vivaio. Nella stagione appena conclusa hanno debuttato con Vanoli tre italiani (i fiorentini Braschi e Puzzoli e il pratese Kouadio), oltre al venezuelano Balbo e al serbo Kospo; l’anno scorso era toccato a Caprini, Rubino e Harder (fiorentino: il cognome può tradire); ancora prima, nel 2023-24, Kayode, Martinelli, Comuzzo, Amatucci e Pierozzi. Se facciamo qualche passo indietro, dal settore giovanile alla prima squadra sono passati Castrovilli, Ranieri, Distefano e Venuti.
Fiorentina Primavera, solo tre stranieri. Dieci toscani
La Primavera scudettata di Galloppa ha vinto la finale col Parma con solo tre stranieri, Kospo, Balbo e Kone, sui quattordici giocatori schierati nei 90 minuti. Ma il dato da rimarcare è quello dei dieci toscani in campo e di questo gruppo sei sono fiorentini: Trapani, Deli, Puzzoli, Conti, Bertolini, Braschi e Atzeni, insieme al portiere grossetano Leonardelli, ai pratesi Kouadio e Mazzeo e al lucano Montenegro. L’altra finalista, il Parma, ha messo in campo sette stranieri. I giovani italiani riempiranno la rosa del nuovo allenatore della Fiorentina anche nella prossima stagione. Da fine prestito rientrerà al Parco Viola un bel gruppo di ragazzi (si va dal 2003 al 2007) e qualcuno avrà la possibilità di una verifica durante il ritiro. Torneranno Vannucchi dal Cosenza, Caprini dal Mantova, Bianco dal Paok Salonicco, Amatucci dal Las Palmas, Distefano e Rubino dalla Carrarese.
La Fiorentina quest’anno festeggia il centenario, finora ha avuto scarsa attenzione verso la sua storia, ha tremato per il suo presente, ma ha chiara un’idea sul suo futuro: i giovani italiani e soprattutto i giovani di casa. L’identità nasce così.
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