Tutti a lezione: passa la storia
Li hanno rivisti abbracciarsi, trent’anni dopo, come facevano ogni volta dopo un gol. Erano ancora sullo stesso campo, ma non avevano più la maglietta dello stesso color viola ed erano in calzoni lunghi non in pantaloncini, uno portava una giacca beige, l’altro aveva una camicia con dei disegnini. Rui Costa e Batistuta erano in realtà un solo giocatore, forse il più forte dei cent’anni di questa storia. Rui lo vedeva in area, si spostava un po’ e gli metteva la palla lì, sul destro, precisa, pulita, una palla che dal mittente finiva in un lampo a destinazione. Il 9 argentino trasformava la tecnica maestosa del 10 portoghese in potenza pura e scaraventava il pallone in rete.
La Fiorentina di Grosso dovrebbe imparare tantissimo da cent'anni di storia
Quell’abbraccio, in una notte in cui i rimpianti erano diventati insopportabili, ci ha riportato tutti ad altre notti molto diverse da questa. Erano piene di gol, di gloria e anche di sofferenze e delusioni, notti da Fiorentina vera, non come quella che era uscita poco prima dal campo. Da questi cent’anni di storia e dai suoi protagonisti, schierati a metà campo per ricevere l’applauso e il riconoscimento di tutta Firenze, la Fiorentina di Grosso dovrebbe imparare tanto, tantissimo.
La storia della Fiorentina: lo scudetto degli anni '60, quello sottratto negli anni '80
Gli anni ‘60, la squadra del secondo scudetto, De Sisti capitano col 10 accanto al suo amico Merlo e a Chiarugi. La Fiorentina giocava libera e spensierata e ognuno sapeva cosa fare. Già questo potrebbe diventare un consiglio per i viola di oggi, tesi, preoccupati e disorientati. Gli anni ‘80, la squadra a cui venne sottratto il terzo scudetto nel modo che tutti ricordano. Picchio era l’allenatore, in porta Galli, in difesa Contratto, Galbiati e Ferroni, poi Casagrande e Sacchetti a lottare in mezzo al campo, Daniel Bertoni portava la classe, Ciccio Graziani i gol, anche per loro sabato è stato un momento emozionante. Quella Fiorentina, seconda in classifica come non è più accaduto nei 44 anni successivi, subì appena 17 gol in 30 partite. Ecco, Dragusin e compagni dovrebbero darle un’occhiata per evitare altri disastri, come a Roma, come è capitato sul primo gol del Frosinone quando erano in tre contro il solo Raimondo che li ha fregati, sul secondo (calcio d’angolo) quando sono stati presi a spintonate e sul terzo, incassato con la stessa scena del primo.
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