Così Vanoli parlava della Fiorentina dieci giorni fa: il retroscena e quelle lacrime nascoste 

Il 27 agosto il tecnico era ospite nei nostri studi per un’intervista con il direttore Zazzaroni: ecco cosa è successo 
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Chiara Zucchelli

Pubblicato il 07.09.2026, 09:21 (Aggiornato il 07.09.2026, 09:53)

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Sono trascorsi poco meno di dieci giorni da quando Paolo Vanoli, pantaloni chiari e camicia di jeans, è venuto nei nostri studi per essere intervistato dal direttore, Ivan Zazzaroni. Abbronzato, rilassato, sereno: così sembrava l’ex tecnico della Fiorentina a prima vista. Cordiale con tutti, pronto a raccontare il suo punto di vista senza però voler sparare a zero su nessuno. Troppo innamorato della Fiorentina, troppo riconoscente alla famiglia Commisso, Vanoli. Ma dietro i sorrisi di facciata e un volto evidentemente figlio di mare, sole, salsedine e momenti in famiglia, gli occhi erano quelli malinconici di chi sarebbe voluto essere in campo, al Viola Park, ad allenare i suoi ragazzi. La voce rotta, gli occhi lucidi, Vanoli quando parlava dei giocatori della Fiorentina e di quello che aveva significato per lui allenare la Viola si emozionava davvero. E allora eccole le sue parole.

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Vanoli e le parole d’amore per la Fiorentina

Zazzaroni: Da uno a 10, adesso quanto ti dispiace non essere ancora a Firenze? 
Vanoli: “Ma tanto”.

Dai.
“11”.

Perché te lo saresti meritato? 
“Perché me lo sarei meritato, sì”.

Paolo Vanoli abbronzatissimo da disoccupato. 
“Da disoccupato. Sì. Ne ho approfittato per stare un po' con la famiglia”.

Ma che ne hai approfittato. Non cominciare a dire che ne hai approfittato perché avresti preferivi arrivare qua bello bianco…
“Anche questo è vero. Sì, sì, c’è la passione del nostro lavoro, ma alla fine la sofferenza ti rimane dentro. Però dopo questi mesi veramente intensi di quest'ultima esperienza mi son goduto un po’ la famiglia".

A Firenze hai fatto quella che io considero un’impresa per come era partita e per il tipo di squadra che avevi, con giocatori che venivano da situazioni difficili.
“Questa analisi è giusta, ma io la lascio un po’ da parte. Sono entrato a novembre perché l'obiettivo principale del presidente Commisso, che purtroppo è venuto a mancare da lì a poco e anche questa è stata un’ulteriore batosta, era solo uno: sistemare la situazione. Salvarsi. Ti devo dire che è stato fatto e vedendo adesso l’immagine dei tifosi viola a festeggiare questo centenario, un pochettino ne sono orgoglioso. Li ho lasciati in A e ho dato la possibilità di costruire un sogno, perché oggi veramente col mercato che è stato fatto si può costruire un sogno e ne sono orgoglio. Anche guardando i numeri del mio lavoro, nel girone di ritorno abbiamo fatto 29 punti con la Lazio, uno in più del Milan”.

Però Paratici l’ha azzerata quella squadra lì, ci sono 10-11 novità. Tu l’hai salvata ma loro sono ripartiti da zero.
“Sì, è vero. Reputo il direttore una persona di valore, una persona che veramente capisce di calcio e ho avuto il piacere di starci insieme questi 6 mesi. Poi, sai, Ivan, ormai il calcio è un'azienda e purtroppo, come tutte le aziende quando cambiano rischi che succeda anche a te. Ripeto: quello che ho fatto sul campo è tangibile”.

Ti hanno fatto bene le vacanze, vedo l’amarezza un po’ diluita. Come hai saputo che non ti avrebbero riconfermato? Con Paratici ho un bellissimo rapporto da anni, mi diceva che non ti voleva cambiare, ma poi improvvisamente le cose…
“Ma guarda, su questo non mi chiedo mai perché succedono le cose, devo dire la verità. Lotto perché sono un allenatore ambizioso, cioè cerco sempre di di migliorare. Oggi questo tempo mi serve per migliorare, per capire che cosa può essere successo. Non non me lo chiedo perché le scelte le ho lasciate a loro. Forse, ti dico la verità, per quello che avevo fatto, umanamente mi dispiace per i tempi, ecco, perché sono sicuro che le cose si sapevano prima, si poteva tranquillamente dire grazie, arrivederci, la tua testa è stata tagliata”.

Non è vero, perché penso che per il lavoro fatto sia stato difficile cambiare Vanoli
“Eh, ti posso dire che sono successe tante cose perché quando sono arrivati eravamo a un tavolo, come siamo io e te ora, io, Ferrari e Goretti, che è l’attuale braccio destro di Paratici. La settimana prima era andato via anche un direttore sportivo come Pradè, quindi una responsabilità enorme. Quella era una squadra costruita per arrivare a a grandi traguardi. Era difficile farli reagire, c’era gente spaventata. Io ero andato a vedere delle cose, poi ho pensato che fosse meglio di no. Mi sono detto che per fare qualcosa di importante dovevo restare al Viola Park e così ho fatto. Io ho vissuto alcune queste situazioni, in cui uno pensa che si salviamo facilmente, ci salviamo… Togliere questo vizio da quei giocatori che magari avevano un altro obiettivo era la cosa più difficile. Poi un mese c’è stata anche la scomparsa del presidente”.