Vitinha esclusivo:"De Rossi passionale, così al Genoa è cambiato tutto"

L'attaccante portoghese si racconta a due giorni dalla sfida alla Roma: "Domenica avrei chiesto la maglia a Dybala"
Chiara Zucchelli

Pubblicato il 06.03.2026, 08:50

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Si presenta puntualissimo. Alle 15 esatte, dopo l'allenamento, Victor Vitinha è a Pegli, ha alle spalle i meravigliosi affreschi della sede del club e sembra un uomo d’altri tempi. Ha quasi 26 anni, è nato in una parte del Portogallo che sa di storia e venti di mare, per quanto l’Atlantico non sia così vicino a quel distretto di Braga dove è cresciuto e dove un monaco guerriero sconfisse i mori di Tarek. Il mare lo ha trovato a Genova e non solo perché, con la fidanzata Martina e i loro cani ama respirare a Corso Italia. Vitinha ha lasciato Marsiglia, anche su suggerimento di Rino Gattuso, due anni fa e non sempre ha navigato in acque serene: tanti infortuni, una costante sensazione di “vorrei mai non posso”, i dubbi sul presente e pure sul futuro. Poi tutto cambia: Diego Lopez, il nuovo manager del Genoa, gli conferma la fiducia; il club gli è accanto in un momento durissimo, quando i suoi due cuginetti di 3 e 5 anni perdono la vita a causa di un'esplosione a Trévoux, una cittadina francese nella regione dell’Ain. Daniele De Rossi lo mette al centro della squadra. Attaccante sì, ma anche tanto altro.

Siamo solo a marzo, eppure lei non aveva mai giocato così.

«Mi sento bene fisicamente, forse come non mai. Il prof (il preparatore Brignardello, ndr) ci fa correre tanto, non ci lascia mai abbassare il livello, e a me piace faticare».

Da quando c’è De Rossi ha saltato una sola partita: i numeri dicono 3 gol e 2 assist. Potrebbe fare di più?

«Certo, non ho intenzione di accontentarmi, fare gol è la cosa che mi rende più felice. Lo vogliamo sia io sia l’allenatore».

Lei è felice in campo se…

«Se gioco, dove conta fino ad un certo punto. È vero che mi sono sentito sempre un numero 9, avere qualche responsabilità differente va bene. Per me l’importante è sapere di aver fatto il massimo e anche di più».

Responsabilità è una parola chiave: si sente un capitano anche senza fascia?

«Mi sento un giocatore importante che può dare una mano agli altri. Cerco di essere una presenza positiva nello spogliatoio, magari mi do da fare per aiutare i nuovi ad inserirsi. Sono un uomo squadra».

De Rossi in una parola.

«Passionale».

Il Genoa.

«Voglia».

Voglia di cosa?

«Di crescere sempre».

Genova.

«Amore. La mia fidanzata è genovese, ma anche prima di conoscere lei mi trovavo benissimo qui».

È arrivato in Italia due anni fa.

«Mi avevano cercato altri club italiani, la proposta del Genoa però mi sembrava la migliore. Ne parlai con Gattuso, all’epoca mio allenatore al Marsiglia, e gli chiesi qualche consiglio. Mi parlò benissimo del club e della città e io accettai subito. Non mi sono, ovviamente, mai pentito».

Rino ce la farà a portare l’Italia al Mondiale?

«».

Quando, lo scorso dicembre, c’è stata la tragedia che ha coinvolto la sua famiglia il club le è stato molto vicino.

«Posso solo ringraziare per quanto hanno fatto per me».

Domenica nella Roma non ci sarà Dybala.

«La Roma è talmente forte che ha tanti giocatori di qualità, anche se onestamente dai piedi di Paulo escono sempre grandi giocate. Mi dispiace che non ci sia, avrei voluto scambiare la maglia con lui».

All’Olimpico, due mesi fa, la vostra peggior partita. Per il resto siete un gruppo in costante crescita, anche se la lotta salvezza è ancora apertissima.

«Stiamo bene, ci sentiamo leggeri, ma sappiamo benissimo che dobbiamo fare ancora tanti punti per stare tranquilli. Siamo un gruppo che vuole fare sempre di più, sono sicuro che anche quando la classifica sarà a posto noi vorremo continuare a vincere per crescere. Vogliamo arrivare al nostro obiettivo il più rapidamente possibile. Con De Rossi e Lopez (Chief of Football, ndr) ci sentiamo più forti, in campo le cose ci sembrano più semplici. E anche i nuovi hanno portato qualità».

Alla nazionale portoghese ci pensa?

«Sempre, è l’obiettivo massimo per ogni giocatore. Sono sincero: so che nel Portogallo c’è molta concorrenza, ma io lavoro forte ogni giorno per arrivarci».

I suoi idoli?

«Cristiano e Rui Fonte, che giocava a Braga e mi ha sempre dato tanti consigli, per me è speciale».

Vitinha e il tempo libero: che musica ascolta?

«Tra gli italiani i cantautori di Genova: Alfa, Bresh e Olly».

Serie tv preferita?

«Nessuna, in tv guardo il calcio e il tennis».

Sinner o Alcaraz?

«Fenomeni entrambi, ma io dico Djokovic».

A proposito di fenomeni: gira voce che lei lo sia a ping pong.

«Sono sincero: non sono bravissimo, ma non mollo mai e con un po’ di qualità vinco le partite».

La sua è una famiglia di atleti.

«Mia mamma ha giocato per un paio d’anni a futsal e mio fratello maggiore di 7 anni mi ha trasmesso l’amore per il calcio».

Pronti per domenica? La Roma si gioca la Champions, voi la salvezza.

«Stiamo lavorando tanto e forte. Partita durissima, ma in casa nostra. E abbiamo tanta voglia di vincere».

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