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Spalletti: «L'Inter sta bene ed è pronta per la Roma»

Spalletti: «L'Inter sta bene ed è pronta per la Roma»
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Il tecnico nerazzurro ha parlato alla vigilia della gara contro i giallorossi. "Totti? Allenandolo ci si rende conto della persona che è. Quello che gli dovevo dire gliel'ho detto in faccia".

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 Andrea Ramazzotti

sabato 20 gennaio 2018 15:32

INVIATO AD APPIANO - Luciano Spalletti ha parlato della gara contro la Roma in conferenza stampa e non si è tirato indietro neppure quando ha dovuto parlare dell'esperienza in giallorosso e di Totti.

Come ha trovato i giocatori al ritorno dalla sosta?
L’Inter ho ritrovata bene perché i giocatori sono tutti professionisti, allenatori di se stessi, sanno quello che devono fare per restare al top fisicamente e con la testa. Sottovalutare la professionista di questi ragazzi è sbagliato. Sono tornati con la testa giusta, si sono allenati bene e siamo pronti a giocare questa partita.

Inter e Roma ultimamente hanno avuto un calo. Quanto sarà diversa rispetto a quella d’andata?
Alla seconda giornata eravamo agli inizi e ora ci sono più meccanismi anche se la fatica si fa sentire e c’è un logorio della tensione che limita un po’ le squadre. Noi giocheremo a viso aperto e lo stesso loro perché i punti servono.

Come ha trovato Lisandro Lopez?
E’ uno da Inter che ha la garra e nel primo allenamento richiamava i compagni, teneva la squadra corta e “prendeva campo”. Ha aggressività, la voglia di riconquistare la palla e mostra sempre la sua voglia.

Qual è il pericolo maggiore? Che gara si aspetta?
Loro non ci faranno rifiatare e verranno a prenderci alti, proveranno a giocare la partita nella nostra metà campo come hanno fatto contro il Chelsea e l’Atletico che sono grandi formazioni. Dobbiamo prevedere quello che può succedere ed essere pronti.

Inter-Roma potrà essere decisiva nella corsa Champions?
No è ancora presto. Nel calcio attuale il risultato di una partita importante può determinare molto sotto l’aspetto dell’entusiasmo, della forza delle giocate e di tanto altro, ma mancano tante partite e la classifica a metà campionato rispetto a quella finale è spesso diversa.

Soddisfatto dell’arrivo di Rafinha?
Sono soddisfatto dell’operato dei dirigenti dell’Inter che sono professionisti, persone competenti con le quali sono in sintonia. E’ chiaro che se si parla di Rafinha sta a noi aiutare lui a ritrovare la condizione perché ci possa dare una mano, non al contrario perché non vogliamo dare un messaggio sbagliato a chi è qui e ha pedalato finora.

E’ una sfida tra due influenzate quella tra Roma e Inter? L’Inter cosa deve recuperare?
L’Inter non ha perso molte cose nell’ultimo mese. Qualche partita abbiamo fatto meglio, altre un po’ al di sotto, ma non ho visto sbalzi a livello di comportamento. In generale abbiamo lavorato sempre nello stesso modo, ma a volte abbiamo sfruttato qualche situazione in più, mentre altre volta qualche situazione c’è andata di traverso. Dobbiamo solo lavorare nella maniera corretta perché per diventare quelli da titolo dobbiamo fare cose importanti anche durante la settimana. Siamo soddisfatti e contenti di quello che produciamo e abbiamo prodotto in questi giorni in allenamento. Ora vedremo il risultato della partita.

Cosa è successo a Joao Mario? Perché il giocatore della gara d’andata all’Olimpico si è perso?
A Roma abbiamo avuto un buon equilibrio e ci è girata bene in un paio di episodi. Sempre concentrati in questo momento perché altrimenti contro la Roma rischieremmo come a scendere lo Stelvio senza le mani sul manubrio. Joao Mario ha fatto buone prestazioni e quando l’ho messo dopo ha fatto meglio rispetto a quando è partito dall’inizio.

Come giudica la designazione di Massa?
Uno dei migliori arbitri italiani che ha fatto in passato scelte importanti e misurate al millimetro. Contro l’Udinese la mano era calcio di rigore, contro la Juventus c’è stata la mano di Benatia che non era rigore e c’è stato anche un altro episodio… E’ stato corretto anche nel derby, dove quando era al Var, era giusto annullare il gol di Ranocchia. E’ stato molto bravo.

Se ripensa ai risultati ottenuti a Roma e al record di punti dello scorso anno è soddisfatto o pensa che potesse fare di più?
Professionalmente mi porto dietro i risultati che non sono riuscito a fare. Io mi porto dietro le 14 sconfitte nell’ultimo anno e mezzo, le 4 eliminazioni dalle varie competizioni, i derby persi, una volta che non abbiamo vinto il campionato e una volta che non abbiamo raggiunto i gironi di Champions, da Dzeko che non ha vinto la Scarpa d’Oro. In precedenza per tre stagioni non ha vinto il campionato, ho perso 3 derby persi. Devo migliorare e sono più concentrato su quello che non ho fatto.

Se ripensa alla gestione di Totti a mente fredda, ha qualche appunto da farsi?
Su Totti vi firmo una risposta in bianco così potete scrivere quello che volete. Non dico altri aggettivi su di lui perché allenandolo ci si rende conto del fenomeno che è lui. I rapporti tra le persone che non vengono chiariti sono quelli in cui nascono delle difficoltà. Io a lui ho detto tutto, mi sono comportato come dovevo giorno dopo giorno ed è chiaro che se lo dovessi rincontrare, io lo andrò a salutare come saluterò tutti gli altri giocatori in maniera importante. Lo abbraccerò come tutti. Con questi calciatori ho vissuto momenti emozionanti che mi porterò dietro per tutta la vita. E’ come quando torni in un posto dove hai vissuto l’infanzia. Sarà un piacere incontrarli sempre e ricordare i momenti vissuti insieme, non solo i risultati ottenuti. Quando arrivi alle 9,30 la mattina e stai insieme fino alle 15,30 o alle 16 tutti i giorni si instaura un rapporto diverso da quello che viene descritto. Si va a farsi conoscere, a creare contatto: sta succedendo anche qui all’Inter e ancora di più a Roma perché lì sono stato un periodo lungo che ha segnato la mia vita. Ho toccato molti tasti e mi sono preso scomodità del lungo periodo modificando la squadra e dicendo anche cose scomode. Io non alleno per fare piacere a tutti, ma per migliorare la condizione della squadra. Questo può farsi che a qualcuno non piaccia, ma la mia professione mi impone di lavorare per il bene della squadra.

A Roma aveva detto “Se non vinco me ne vado”. Questo motto vale anche a Milano?
Non penso che la situazione sia la stessa. Qui abbiamo iniziato un percorso e abbiamo trovato complicazioni rispetto a quello che avevamo detto all’inizio. Durante la strada possono accadere delle cose, ma ho un contratto di due anni e voglio fare il mio lavoro per il periodo del contratto che ho sottoscritto. E magari di arrivare anche in Champions.

Chi rischia di più?
Non vedo perché uno debba rischiare di più e uno di meno. Sarà una partita giocata alla pari perché si affrontano due squadre forti che hanno bisogno di un risultato importante visti gli ultimi che non sono stati buoni. Loro hanno passato il turno in un girone con Chelsea e Atletico giocando nella metà campo avversaria e tenendo la difesa alta. Noi cercheremo di fare altrettanto perché vogliamo attaccare la Roma, le nostre timidezze, le difficoltà che ci possono essere nella partita. A volte staremo costretti a difenderci, ma staremo a vedere.

Se avesse la possibilità di togliere un giocatore a Di Francesco, chi toglierebbe?
Non si dice perché vorrebbe dire fare complimenti a un solo giocatore di un gruppo che di elementi forti ne ha molti. Come nell’Inter del resto. Domani sera sarà una bella partita, un bello scozzo, ci sarà garra, durezza, reattività. Si vuole riferire all’alieno Radja?

Ci può dare un aggiornamento su Gabigol?
Non lo seguo molto perché ci sono i direttori che si occupano di questo. Gli avevo detto di documentarsi bene prima di scegliere la squadra perché aveva bisogno di giocare e mi dispiace che non sia successo. Lui aveva bisogno di meritarsi partita dopo partita la presentazione che gli era stata fatta quando è arrivato all’Inter. Tornare indietro all’Inter sarebbe stato possibile se avesse giocato al Benfica, ma visto come sono andate le cose rimango della mia idea ovvero che deve giocare.

Adesso è arrivato il difensore che aveva chiesto...
(Interrompe) E’ contenta anche la mi’ mamma.

Chiederà altro dopo Lisandro Lopez e Rafinha?
E’ tutto a posto. Questo discorso di mercato va fatto con la società: siamo attenti a quello che passa perché abbiamo direttori di qualità che sono stati tempestivi a prendere due giocatori forti in base alle disponibilità che abbiamo. Lisandro l’ho visto: ha impostazione all’urlo del calciatore perché comanda tutti e qualsiasi palla mezza e mezza per lui può risolvere la partita. Si avventa sul pallone con forza e ha qualità. Rafinha lo conosciamo tutti: è reduce da un periodo inoperoso e ci sarà da aspettare un po’ di tempo. Abbiamo recuperato Miranda, forse D’Ambrosio e anche Ranocchia sta meglio. D’Ambrosio ha avuto i primi 2-3 allenamenti dove abbiamo usato un po’ di precauzione, ma sarà convocato sicuramente.

Cancelo resta all’Inter?
Sì, sì, resta all’Inter anche perché ci vuole restare. Ogni tanto fa un po’ confusione perché a volte i giocatori si fanno turbare dei consigli dei procuratori con i quali voi fate a baci in bocca. Vi fa comodo così, ma i calciatori che hanno firmato un contratto non comandano. Decide la società. Come successo con Kondogbia siamo noi che si decide. Cancelo rimane qui fino a fine anno e poi si vede.

C’è qualcuno della rosa che può darle qualcosa in più da qui alla fine del campionato?
Di solito sono uno che tende a pensare molte cose dei miei calciatori. Tento di farli sentire più bravi di quello che sono in modo che dicano sì perché poi non possano scendere al di sotto di quel rendimento lì. Ci sono diversi che possono fare ancora meglio di quello che hanno fatto. Sono dispiaciuto di non aver mai fatto giocare Dalbert perché ha tante qualità. Mi aspetto che Candreva faccia i numeri che ha fatto in precedenza perché ha qualità da vendere, mi aspetto che Gagliardini completi le sue enormi qualità ovvero continui con il “non te la dà mai vinta”, perché è forte fisicamente e deve solo migliorare la qualità nei passaggi.

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