Chi ha paura di Maurito?
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Chi ha paura di Maurito?

ROMA - Ufficiale. Su Mauro Icardi è caduta una specie di fatwa. L’ultimo anatema, in ordine di tempo, quello di Arrigo Sacchi. Che, nella sua più recente lectio magistralis, fa pollice verso all’indirizzo del ragazzo di Rosario, la Croce Rossa fatta calciatore di questi tempi, additato come “lo specialista” che dannerebbe il calcio totale oltre che l’ispirazione di Cristiano Ronaldo. «…Gli acquisti devono corrispondere a valori morali e caratteriali» ammonisce severo Arrigo. Di fatto, da ogni parte, un vero plotone d’esecuzione, in assenza di cause che lo giustifichino. A meno che “la causa” non sia lei, la ragazza di nome Wanda e le sue note esuberanze. Ha fatto impressione la brutalità autolesionistica con cui, Icardi, è stato accompagnato alla porta dal club che lo aveva eletto capitano a 22 anni, Mancini in panchina. Trattato come un appestato. Lui e Nainggolan (altra storia). Conte e Marotta, una voce sola, lo stesso fiato. Fatto fuori che più espliciti non si può, nel nome del “progetto”, parola feticcio che spiega tutto e niente.

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Ragioni talmente estreme, si capisce, da sopportare il danno economico che ne deriva. Abiurato pubblicamente e corteggiato clandestinamente, sotto banco, come si fa con le ragazze di chiacchierati costumi. Stiamo parlando di un ragazzo che, a 26 anni, ha segnato 135 gol in 252 partite. E lo ha fatto nel calcio di gran lunga più tossico per gli attaccanti. Capocannoniere e capitano a 22 anni, ha segnato con regolarità in tutti i modi, di testa e di piede, con qualunque allenatore in panchina e qualunque compagno al fianco. Mistero, dunque. Per capirci, il bramatissimo Romelu Lukaku, oggetto di questi tempi dei languori espliciti di Antonio Conte, stessa età di Icardi, ha una media gol di 0,45 contro gli 0,53 dell’argentino, peraltro registrata tra Belgio e Inghilterra, dove ci si difende assai più allegri. Plausibile davvero che il problema sia lei, la “Cosa” che gli gira intorno, l’Ape Regina che sottende destini e contratti di Maurito? Ci rifiutiamo di credere che club come Inter, Juventus, Napoli o Roma non siano in grado, per buona pace di Sacchi, di assegnare regole, delimitare confini, gestire insomma una coppia certo esuberante, forse un po’ patologica, non certo i Bonnie e i Clyde del calcio come da qualche parte vengono raccontati. Senza dover per forza usare la mazza ferrata. Ciecamente e, in questo caso, tafazzianamente.

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