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Inter, Candreva esclusivo: "Battere il virus il gol più bello"

Il "soldato" di Conte: "In questo momento per tutti il vero successo sarebbe vincere l’epidemia: la salute al primo posto. Poi per gli Europei 2021 cercherò di mettere Mancini in difficoltà. Sto vivendo una stagione positiva"

Inter, Candreva esclusivo: "Battere il virus il gol più bello"
© Inter via Getty Images

La lotta per lo scudetto rimane sullo sfondo e a parlare stavolta, più che il calciatore, è l’uomo. In questi anni ho avuto l’opportunità di intervistare qualche volta Antonio Candreva, la prima una manciata di settimane dopo il suo addio alla Lazio, ma questa è stata una chiacchierata diversa nella quale ha parlato poco di obiettivi di squadra e zero di tattica. Stavolta non ha nascosto le sue paure e il suo dispiacere per il momento che il coronavirus ci sta costringendo a vivere. Lui che da tempo non può andare a Roma dove vive il padre malato. Lo vorrebbe riabbracciare, ma non gli è consentito. «Usciremo da questa situazione, ma rispettiamo le regole» ha ripetuto Antonio che in campo è un soldato fedele al 100% a Conte, uno di quelli che seguono alla lettera ciò che il tecnico chiede, e che adesso a casa, nella vita di tutti i giorni, non sgarra di una virgola. Gli manca non poter lavorare ad Appiano Gentile con i compagni, ma si “consola” con gli allenamenti insieme alla sua personal trainer, la compagna Allegra, e con la vita da papà a tempo pieno, tra pannolini, pappe e bagnetti. Sogna di tornare alla normalità e spera solo che la salute abbia la meglio sul Covid- 19. Per una volta parla l’uomo e non... il calciatore.

Candreva, quando si sparsa la notizia che in Cina c’era un virus che stava facendo tanti morti, avrebbe mai pensato che si sarebbe arrivati a tutto questo, in Italia e nel resto del mondo?
«Sinceramente no. Mi ricordo di un servizio di qualche settimana fa al telegiornale che descriveva la città di Wuhan come deserta, con la gente chiusa in casa. E adesso…».

Qual è stata finora l’immagine simbolo di questa terribile pandemia?
«Quelle degli infermieri nei vari ospedali d’Italia con il volto segnato dalla fatica e dalle maschere di protezione. Davvero terribile».

Se potesse inviare un pensiero agli infermieri e ai medici che in tutta Italia stanno lottando per salvare vite umane, cosa direbbe loro?
«Grazie per l’immenso coraggio che dimostrate ogni giorno, per la vostra dedizione, per i vostri sacrifi ci: siamo con voi in questo momento diffi cile e siamo fi eri di voi».

Quasi 100.000 contagiati dall’inizio, oltre 10.000 morti e la sensazione che l’Italia sia in ginocchio: ci rialzeremo? Torneremo a essere quelli di prima?
«Sì, ce la faremo sicuramente. Ne usciremo più forti di prima».

Questo virus come cambierà il nostro modo di vivere, le nostre relazioni e i nostri rapporti sociali?
«Spero che ognuno di noi possa apprezzare sempre di più il valore delle cose semplici. E mi auguro anche che questo momento ci insegni a essere ancora più attenti e rispettosi nell’igiene, che ci faccia capire quanto sia importante seguire le regole. Tutti allo stesso modo».

Conosce qualcuno che si è ammalato?
«Direttamente no».

Ha parlato con alcuni dei giocatori colpiti dal Covid-19?
«Finora no».

Qual è stato il primo pensiero quando, tre giorni dopo Juventus- Inter giocata l’8 marzo all’Allianz Stadium, le hanno detto che Daniele Rugani era positivo?
«Ero molto dispiaciuto per lui e allo stesso tempo mi sono preoccupato per noi, anche se personalmente non lo avevo incrociato né in campo né negli spogliatoi ».

Come ha vissuto i giorni di isolamento domiciliare nei quali aspettava di sapere se aveva contratto il virus? Quali erano il suo pensiero e la sua paura più ricorrenti?
«La mia preoccupazione più grande era quella di contagire la mia famiglia. Mi sarei sentito tremendamente in colpa. I primi giorni eravamo tutti un po’ preoccupati, sempre positivi mentalmente ma preoccupati».

Leggi l'intervista completa sul Corriere dello Sport-Stadio in edicola

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