Vendita Inter. ecco tutte le ipotesi in campo

La complessa trattativa per la cessione del club di Suning va avanti
Vendita Inter. ecco tutte le ipotesi in campo© Inter via Getty Images

La trattativa per la cessione dell’Inter prosegue spedita: BC Partners avrebbe infatti avviato la due diligence (cioè la verifica dei documenti contabili, fi nanziari e fiscali), passaggio necessario per formulare un’offerta vincolante, che richiede in genere qualche settimana. La prassi prevede che il venditore apra ai consulenti dell’acquirente una data room virtuale con tutte le informazioni e documenti da analizzare per evitare di incorrere, dopo il closing, in perdite impreviste, contenziosi o passività difficilmente riscontrabili dai bilanci. Non significa che l’operazione si concluderà positivamente ma segnala che esiste tra le parti un accordo di massima da limare nei dettagli, perché la due diligence ha costi significativi che nessuno intende affrontare senza una prospettiva concreta. In attesa di conoscere i dettagli dell’operazione si può avanzare qualche ipotesi sul percorso che attende la società nerazzurra con un nuovo assetto societario. Suning possiede oggi il 68,55% dell’Inter. Il resto è in mano al fondo LionRock (31,05%) e ai piccoli azionisti storici (0,40%).

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Vendita Inter, ecco le ipotesi in campo

BC acquisirà la maggioranza del club (subito o per gradi) perché è un fondo a vocazione maggioritaria e perché non è logico per un investitore finanziario rilevare una quota minoritaria di una società strutturalmente in perdita, non quotata in borsa (dunque difficile da rivendere) senza poterne dettare le strategie e nominarne il management. Quando un fondo di private equity studia un’acquisizione, l’exit strategy viene al primo posto e l’assenza di un chiaro percorso di uscita è motivo di rinuncia. Esistono però due modi per entrare in una società: comprare le azioni degli attuali azionisti (tutti o alcuni) o sottoscrivere un aumento di capitale iniettando risorse nella società e diluendo la partecipazione degli attuali azionisti. Se BC valutasse l’Inter, per esempio, 400 milioni (al netto dei debiti) potrebbe sottoscrivere un aumento da 600 milioni. A quel punto la società varrebbe un miliardo (400 pre-acquisizione più 600 di cassa) e il nuovo azionista ne avrebbe il 60%. Nel club entrerebbe cassa per finanziare la crescita del business. Non ci pare una soluzione plausibile perché investire ha senso in un business sano, che produce utili. Se, ad esempio, un compratore ravvisa opportunità importanti che la società oggi non può cogliere per carenza di finanza, ma che potrebbero migliorare la redditività del capitale, destinarvi risorse ha un senso. L’Inter è in grave sofferenza, non solo finanziaria ma anche reddituale, in un business che soffre la più grave crisi della sua storia. Gli stadi sono chiusi e il botteghino azzerato, le aste per i diritti non prospettano incrementi rispetto alle precedenti e la recessione mette a dura prova gli sponsor. Un progetto che giustificherebbe ulteriori investimenti nel business è il nuovo San Siro, al 50% col Milan, su cui punta anche Elliott. BC potrebbe essere attratta dai ritorni potenziali di questa operazione.

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