Inter, la resistenza di Zhang

Inter, la resistenza di Zhang© Inter via Getty Images
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Ivan Zazzaroni
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Non ho ancora capito se la bicicletta l’ha desiderata, e in seguito pretesa, o se gliel’hanno mollata. Per questo Steven Zhang, condannato a pedalare controvento, mi fa (quasi) simpatia. A soli 30 anni, trentuno a dicembre, gestisce una situazione complicatissima perfino per un mostro della finanza, prendendo decisioni impopolari che obbligano il management a fare i salti mortali per tenere insieme la baracca.

Al figlio del grande capo Suning è capitato di tutto: il crollo del Gruppo, gli effetti dei diktat governativi che hanno messo in crisi più di un colosso locale, la pandemia e uno degli scudetti più sofferti, tecnicamente meritati, ma fiscalmente agevolati, della storia. Dopo il quale il Nostro ha anche subìto l’addio per sfiducia manifesta del padre naturale del titolo, Antonio Conte. Proprio attraverso lo scudetto Zhang ha però conosciuto il consenso del popolo interista, che più avanti ha aperto gli occhi sulla disastrosa situazione finanziaria e sui limiti del club; club che è dovuto ricorrere a prestiti a tassi killer.

Un paio di anni fa, per la verità, Zhang aveva ricevuto un’offerta più che conveniente: ha commesso l’errore di non accettarla e perso l’occasione della vita. Soltanto le alchimie politiche e comunicative di Marotta e le operazioni di mercato di Ausilio hanno consentito all’Inter di tenere botta fino ad oggi.

Nelle ultime ore Zhang, che da tempo aveva messo in vendita - parziale o totale - la società, ha aggiunto una vetrina, affiancando a Goldman gli americani di Raine, e come ha giustamente sottolineato Carlo Festa del Sole 24 ore, “la destinazione geografica di ricerca appare ormai definita: è quella statunitense, cioè l’area dalla quale nei mesi passati è arrivato il maggior numero di compratori per le squadre europee”. Ergo: il futuro dell’Inter, e in parte anche il presente (Oaktree), è americano.

La Cina è la patria della riservatezza e delle “protezioni”: da quelle parti di solito filtra poco e non è semplice arrivare alla verità vera. Inoltre - sempre volendo dare ascolto alle voci - in più di un’occasione Zhang è stato considerato vicino all’addio, ma l’addio non si è ancora consumato. Dai-e-dai, il consenso tifoso è diventato aperto dissenso. L’interista, che continua a riempire San Siro, si è stufato e la contestazione è diventata plateale. Perfino gli organi d’informazione che hanno a lungo spalleggiato Zhang si sono messi a segnalare l’“aggressione” dei club della Premier o appartenenti a Stati sovrani, quindi capaci di irretire chiunque, ai giocatori da mercato (Dumfries, Skriniar) e insomma Steven è circondato e, nonostante gli aumenti di capitale annunciati e il ricorso alle ultime riserve, non si sa fino a quando potrà resistere. Curiosamente una poderosa spallata potrebbe dargliela proprio il “morattiano” Mourinho, se sabato condannasse Inzaghi alla quarta sconfitta in otto gare di campionato.

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