Inter, subito le prime criticità: i punti deboli di Chivu 
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Inter, subito le prime criticità: i punti deboli di Chivu 

Alla ripresa Juve e Ajax in trasferta: il tecnico valuta equilibri e rimedi per dimenticare il ko con l’Udinese
Daniele Vitiello
5 min

La prima sosta della stagione rappresenta un’opportunità per Cristian Chivu. Il pit-stop di metà settembre concede al rumeno la cosa più preziosa in questo momento: il tempo. Per individuare cosa ancora non va nella sua Inter, studiare eventuali rimedi e trovare equilibrio dentro e fuori dal campo. Perché l’entusiasmo per la manita rifilata al Torino ha lasciato spazio allo sconforto per la sconfitta contro l’Udinese, ma non bisogna farsi risucchiare dal vortice di negatività. Tra una settimana si comincerà a fare sul serio, per cui questa circostanza va sfruttata al meglio. Nelle due trasferte nel giro di pochi giorni in casa di Juventus e Ajax varrà lo stesso monito: vietato sbagliare. Chiaro che il confronto nello staff tecnico sia partito da una riflessione generale sui primi 180’ di questo campionato, ma i campanelli d’allarme più importanti riguardano inevitabilmente la gara di domenica scorsa contro l’Udinese. Nel faldone generale delle indicazioni raccolte, ci sono tre fascicoli da studiare forse con maggiore attenzione rispetto agli altri. 

Inter, la condizione di Calhanoglu 

Il primo riguarda il protagonista più atteso del match con i friulani. Hakan Calhanoglu, all’esordio stagionale dopo aver scontato la squalifica contro il Torino, aveva i riflettori di San Siro puntati addosso. I tifosi si auguravano che i 90’ sarebbero serviti per mettersi definitivamente alle spalle la lunga e sfiancante telenovela estiva che lo ha visto protagonista. Così non è stato. Il turco, piuttosto che prendersi le luci della ribalta con una prestazione degna di nota, è scomparso tra le maglie del centrocampo friulano. Al di là dell’aspetto mentale, su cui bisognerà interrogarsi ad Appiano, rimane da fare anche una riflessione di campo: Calhanoglu è colui che più di tutti può dare verticalità alla squadra, considerando le grandi doti tecniche di cui dispone, ma sotto pressione non sempre riesce a far emergere il suo valore. Maggiore supporto dai compagni di mediana e più possibilità di scarico del pallone potrebbero essere le soluzioni al problema. Contando, ovviamente, su un miglioramento della condizione fisica col passare dei giorni. 

Bisseck non decolla 

L’altra nota più che dolente porta il nome del difensore tedesco, ormai alla sua terza annata in nerazzurro, è chiamato a una prova di maturità. Che fa rima con continuità, perché solo attraverso un rendimento costante può definitivamente compiere il grande salto. La scorsa stagione ha troppe volte macchiato buone prestazioni con errori pagati a caro prezzo dalla squadra. Ha ricominciato sulla stessa falsariga, protagonista di uno svarione importante sul gol di Atta. Insomma, altra chance gettata alle ortiche, quando avrebbe invece potuto marcare il territorio e lanciare un messaggio anche ad Akanji, arrivato il giorno dopo a Milano per prendere il posto di Pavard. Le gerarchie invece non sembrano affatto in discussione al momento. L’ex Aarhus dovrà lavorare sodo per mettere in difficoltà Chivu, che da lui si aspetta risposte già dagli allenamenti di questi giorni. 

Luis Henrique in panchina 

Chi di spazio non ne ha praticamente avuto, se non in precampionato, è il brasiliano, preso in fretta e furia dal Marsiglia, probabilmente per un eccessivo timore legato alla clausola di Dumfries, ha giocato appena 4’ contro il Torino e non è neanche sceso in campo nella seconda di Serie A. Un paradosso, considerando che Chivu contro l’Udinese avrebbe avuto bisogno proprio di un giocatore con le sue caratteristiche per dare maggiore imprevedibilità alla squadra. La scelta di tenerlo in panchina legittima il sospetto che quantomeno il ragazzo non sia ancora pronto dal punto di vista fisico. Soltanto il tempo potrà invece chiarire le idee sul giudizio tecnico nei suoi confronti da parte dell’allenatore. 


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