Pagina 2 | Acerbi si racconta, dalla malattia alla Nazionale: "Gattuso se non mi vuole non è un problema. Spalletti..."
Inter, Acerbi si racconta: le parole sul padre
Il pensiero più intenso è andato al padre, figura centrale ma anche ingombrante nel suo percorso: “Mio papà? Lo devo sempre ringraziare perché ci teneva molto a me, anche troppo. Lui non sapeva neanche cosa fosse il calcio. Voleva che facessi il calciatore, da bambino la passione la devi lasciare crescere. Lui era molto protettivo, esigeva molto. Se non facevo bene non andava bene. Ho perso anche la voglia di giocare e pensavo ad altro. Lui non voleva arrendersi e quindi mi ha portato a non arrendermi. Mi ha portato fino a dove sono arrivato oggi”. Poi, la commozione: “Non gli ho mai detto ti voglio bene. Con il senno di poi è un rimpianto. Sapevo che aveva una malattia al cuore, che dopo i 40 avrebbe avuto difficoltà. Poi quando accade non sei mai pronto. Lì è stata dura più nel tempo. Più dopo. Una volta ho fatto un sogno dove c’era lui, era molto bello, prima di una partita ho pianto due ore. Poi mi sono liberato, è stata una bella emozione”.