Pagina 3 | Acerbi si racconta, dalla malattia alla Nazionale: "Gattuso se non mi vuole non è un problema. Spalletti..."
L'alcol e la malattia
Acerbi ha parlato anche di un periodo complicato della sua vita, segnato dall’alcol e dal desiderio di mollare il calcio: “Non ero un alcolizzato. Mi piaceva divertirmi e il calcio passava in secondo piano. Avevo deciso di smettere due volte di giocare. Non ero depresso, volevo smettere. Non ci stavo più dentro, non riuscivo più a dare quello che potevo dare. Facevo serata con tanti giovani. Poi il calcio ci andavo perché dovevo, per scacciare i pensieri”. Il momento più duro è arrivato con la malattia, che lo ha costretto a un percorso difficile: “Prima della seconda malattia, era questo periodo. L’ho presa abbastanza male, la prima volta. Non avevo sintomi, ma esami del sangue con valori sballati. Al San Raffaele mi hanno rassicurato, mi hanno tolto un testicolo e mi ha dett che in 4 settimane sarei tornato in campo. E poi la recidiva, dopo qualche mese. Facevo l’antidoping. Da lì non me lo aspettavo, iniziai le chemio il 7 gennaio fino al 14 marzo. Tutto è venuto dopo la fine del campionato”. Ma proprio da quella esperienza è nato un cambiamento radicale: “Finito il campionato vado in vacanza, da lì senza un perché mi sveglio e decido di togliere i superalcolici. Avevo voglia di allenarmi, non sembravo più io. Nel giro di tre settimane non l’ho più toccato”.