Acerbi freme e Chivu fa lo psicologo: perché l'Inter potrebbe usare ancora il difensore

La scelta di Bisseck in posizione centrale nasce dall’esigenza di avere più velocità per difendere alti. Ma l’ex laziale va tenuto in gioco
Daniele Vitiello
4 min

A guardare i compagni dalla panchina non era abituato. Quantomeno non con la frequenza dell’ultimo periodo. Francesco Acerbi ha dovuto affrontare un purgatorio significativo per uno come lui, titolare indiscusso della difesa dell’Inter praticamente dal suo sbarco a Milano. L’ultima gara giocata risale allo scorso 25 ottobre al Maradona contro il Napoli di Antonio Conte, persa 3-1 anche in virtù di una sua lettura sbagliata sul gol di Anguissa. Non fu l’unico colpevole in quel di Fuorigrotta in un secondo tempo per molti al di sotto della sufficienza. Fatto sta, però, che nelle ultime tre partite si è accomodato in panchina, lasciando spazio al suo posto a Bisseck in due occasioni e a De Vrij contro il Kairat. La scelta di Cristian Chivu va inevitabilmente al di là di una fisiologica alternanza per tenere tutti sulla corda ed evitare qualsiasi tipo di sovraccarico fisico. Se l’ha tenuto fuori nelle ultime tre, insomma, non è soltanto per permettergli di tirare il fiato. Nel frattempo ha provato soluzioni alternative, su tutte quella che prevede lo spostamento in mezzo del giovane tedesco, per fargli prendere confidenza con un ruolo in cui il tecnico crede che possa affermarsi in futuro. Non è un esperimento quello di Bisseck, lo ha sottolineato chiaramente in conferenza stampa, forse anche per stimolare i titolari in quella casella.

La sua partita

Ora però potrebbe essere arrivato il momento di rivederlo titolare. Contro la Lazio, da ex di turno, il Leone nerazzurro, come amano chiamarlo ad Appiano Gentile, si aspetta di tornare a ruggire in campo dal primo minuto. Il futuro potrà essere anche segnato, chissà, ma Acerbi è fortemente convinto di poter essere ancora prezioso per l’Inter. Tesi fortemente corroborata dal rendimento generale, al netto della brutta prova di Napoli. Certo, la scelta di alzare il baricentro non agevola il suo lavoro, soprattutto contro determinati avversari. Toccherà all’allenatore trovare il modo per salvaguardare l’equilibrio in campo e permettere agli interpreti del suo 3-5-2 di esprimersi al meglio. L’intenzione è e sarà sempre quella di aggredire gli avversari in avanti, ma la soluzione potrebbe essere proprio quella prospettata da Chivu in tempi non sospetti: adattare l’atteggiamento collettivo in base alle caratteristiche di chi i nerazzurri si ritroveranno di fronte.

Marcatura

Sembra l’unica via per non disperdere un patrimonio tecnico importante, almeno fino al termine della stagione. Di certo non avrà la rapidità di un centometrista, ma non esiste oggi nel campionato di Serie A un difensore che garantisca una marcatura sull’uomo efficace quanto la sua. Negli anni è diventata un marchio di fabbrica, con il quale hanno dovuto fare i conti i migliori attaccanti del panorama europeo. In nerazzurro ha raggiunto vette di rendimento mai toccate prima, anche grazie al feeling con Simone Inzaghi che lo aveva voluto fortemente. Chivu, abile psicologo, sa bene che dovrà fare la differenza anche in questo: l’obiettivo è farlo sentire ancora coinvolto e importante per il progetto. Non per una questione di riconoscenza, ma perché Acerbi può dare ancora tanto. Molto, ovviamente, passa dal minutaggio che deciderà di concedergli. A partire dalla gara di domani al Meazza contro la Lazio.


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