Chivu e il retroscena sul football americano: così ha cambiato l'Inter
La passione di Chivu per il football americano e la Nfl, ovvero il campionato professionistico Usa, è fatto ormai noto. Il sospetto, però, è che il tecnico rumeno non si sia limitato alla sola passione. Ma che abbia trasportato qualche concetto di quello sport anche nel suo calcio. Intendiamoci, nulla di rivoluzionario. Ma, ad esempio, nel football la pressione che riesce ad esercitare la difesa sull’attacco avversario è fondamentale. In particolare sul quarterback, che è il regista e che deve essere assolutamente protetto dai compagni. Se la difesa riesce a raggiungerlo e, magari, a placcarlo, allora l’azione d’attacco sfuma, oppure, addirittura, può fargli perdere il pallone recuperarlo.
Inter in crescita
Pressione più alta e riaggressione rapida, guarda caso, sono alcune delle novità che Chivu ha voluto introdurre nella sua Inter. Con risultati, in alcuni casi, (inizialmente) alterni, ma con il passare delle partite sempre più efficaci. Si tratta di un’impostazione che assicura certamente benefici, d’altro canto, però, comporta pure alcuni rischi. Servono meccanismi perfetti o quasi, perché se salta la pressione il pericolo è di ritrovarsi scoperti, spalancando spazi agli avversari. Ad ogni modo, anche i numeri confermano questo cambio di atteggiamento. Tanto per cominciare, rispetto allo scorso, anno sono aumentati i recuperi in generale (44,4 contro 42,9 di media partita), e nello specifico pure quelli in zona offensiva (7,4 contro 6,1), con la conseguenza che sono cresciute le conclusioni nate da recupero avanzato (1,7 contro 1). L’Inter della stagione passata era migliore nei possessi guadagnati nella trequarti centrale, quella attuale si distingue per quelli nelle trequarti offensiva e difensiva. Significa che se non si riprende il pallone là davanti, comunque su costringe l’avversario a sbagliare e a farselo “consegnare” più indietro.
Più cattiveria
Come già accennato, l’aggressione alta ha una componente di rischio. Così, una delle contromisure è quella di commettere fallo. Anche a costo di rimediare un cartellino giallo. Contro la Lazio, domenica sera, è stato più evidente che in altre partite. Le ammonizioni nerazzurre sono state 3 (e potevano essere anche di più…), a fronte di 26 falli. Chivu, in conferenza stampa, ha confermato come fosse tutto voluto: «È una cosa sulla quale lavoriamo da inizio stagione. Lo switch mentale in fase di non possesso». Significativo, in questo senso, che, con il Verona (successo soffertissimo e prova negativa), invece, Lautaro e soci avessero commesso appena 4 falli. E anche con l’Udinese (sconfitta in casa alla seconda giornata) erano stati appena 5. Invece, a proposito di prove solide e intense, il numero più alto di infrazioni risale alla vittoria in casa della Roma, ben 29. Insomma, il cambiamento deve ancora consolidarsi, ma intanto, in media, i falli sono già di più, rispetto ad un anno fa: 14,5 contro 11. E ha senz’altro influito il fatto che non ci sia più la regola Inzaghi, ovvero che chi rimediava un cartellino giallo era automaticamente destinato alla sostituzione. Ragion per cui, in alcuni frangenti, c’era chi tirava indietro la gamba. In parallelo con il pressing, anche i falli, comunque, vengono commessi quasi sempre in zona avanzata. Tanto che, al di là dei due rigori subìti, le infrazioni a ridosso della propria area sono state appena 3, 2 delle quali in posizione molto laterale.
