Inter, il possesso e i rimpianti con il Real Madrid
Sedici anni fa, nella sala interviste del Camp Nou, dove l’Inter aveva appena eliminato il Barcellona di Guardiola e conquistato la finale di Champions a spese del suo grande nemico catalano, José Mourinho sorrideva beffardo e pungente. Il suo commento era in realtà il manifesto del suo calcio: «Loro felici con la palla, noi felici a Madrid», dove qualche tempo dopo l’Inter avrebbe alzato l’ultima Champions italiana.
Chivu lo sapeva, perché quella sera al Camp Nou c’era anche lui, un terzino che José aveva messo davanti a Zanetti. Sapeva che Mou avrebbe aspettato l’Inter e i suoi errori e nelle condizioni in cui versava il Real Madrid (sette assenti e a centrocampo un improvvisato Alexander-Arnold) ancora di più. Ma l’allievo è andato avanti per la sua strada ed è finita come voleva il maestro. Palla all’Inter (64 per cento) e tante occasioni (21 tiri al Bernabeu, mica pochi) per i nerazzurri che hanno trovato il solito gigantesco Courtois sulla loro strada e alla fine l’errore atteso da Mourinho è arrivato. Anzi, quattro errori (uno scellerato) solo nel primo tempo, con tre ripartenze degli spagnoli, due gol, una buona occasione e un’altra clamorosa per chiudere la prima parte di gara sul 3-0. Quattro palle perse così, senza pressione, senza preoccupazioni. La prima sciocchezza di Jones e Bisseck e 1-0 di Mbappé, seconda follia di Josep Martinez che ha pensato bene di dribblare Valverde a venti centimetri dalla linea di porta (ma dai, non sei mica ai giardinetti, sei al Bernabeu) e due a zero, poi due palloni regalati da Pavard e il 3-0 non è arrivato per poco.
Difesa solida del Real, attacco massiccio dell’Inter. Per rendere ancora più chiaro il sistema difensivo di Mourinho basta prendere Dumfries come esempio: nell’Inter era l’attaccante aggiunto, lo trovavi sempre a spingere e a chiudere l’azione in attacco sul secondo palo, ieri si è affacciato al di là dalla linea di metà campo in un paio di azioni, non di più.
L’Inter ha giocato bene, ha sempre spinto indietro il Real che si difendeva davanti alla propria area anche con Bellingham e perfino con Vinicius. Un bel po’ di conclusioni sono state murate dalla folla di blancos davanti a Courtois, ma quando sono partiti quei due, Vinicius e Mbappé, c’era talmente spazio che per la difesa dei campioni d’Italia era quasi impossibile riempirlo.
È andato così anche il secondo tempo, finché ha avuto energie l’Inter non ha smesso di attaccare e di creare pericoli sventati sempre da Courtois. Ma gli spazi che Mourinho aspettava, sapendo che si sarebbero aperti, sono aumentati e il Real ha dato a Josep Martinez la possibilità di un riscattarsi (in parte) con almeno tre interventi decisivi. La differenza era proprio nella scelta del modo di attaccare, scelta adesso obbligata per l’Inter sotto di due gol: i nerazzurri arrivavano ai bordi dell’area e la trovavano intasata, i madridisti invece potevano scatenarsi in una prateria ma hanno sprecato troppo.
L’Inter va applaudita per la sua insistenza, per non aver mai mollato, boccheggiava ma cercava furiosamente il gol per riaprirla, un gol che meritava e che ha segnato a un quarto d’ora dalla fine. La sua partita era da Champions, quella del Real da... Serie A, detto però senza denigrare il nostro campionato, dove servono astuzia e capacità tattica, qualità che Mourinho ha in dosi abbondanti. Certo, l’Inter torna a casa piena di rimpianti, ma anche con la certezza della sua forza, del suo valore. Ha perso, però ha fatto soffrire, e anche tanto, i padroni del Bernabeu. Vediamo quanti ci riusciranno.
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