Chivu concede vacanze lunghe. Ma ha dato i compiti a casa…
MILANO - Ci vediamo lunedì 28. Così, sabato scorso, Chivu ha salutato i suoi giocatori (i non convocati), al rientro dopo la trasferta in casa della Roma. Insomma, una settimana abbondante di vacanza. Ma il tecnico rumeno non è l’unico ad aver seguito questa linea. Si sono comportati allo stesso modo anche il milanista Amorim e il comasco Fabregas. Chiaro che tutto nasca dal fatto che, stavolta, la pausa per le nazionali è extra-large: non due, ma tre settimane di stop. Per di più, in casa nerazzurra, non si è trattato di un rompete le righe assoluto: a tutti i “vacanzieri”, infatti, è stata consegnata una tabella di lavoro da seguire quotidianamente, così da presentarsi alla ripresa in buone condizioni. Inoltre, gli infortunati, come Calhanoglu, Dimarco e pure Spence, hanno proseguito i rispettivi programmi di recupero, facendo alcune tappe alla Pinetina.
I motivi del riposo concesso da Chivu all'Inter
Al di là di tutto, la scelta di Chivu non può sorprendere. Sin dal suo insediamento in panchina, infatti, è sempre stato molto attento al recupero, fisico, ma pure mentale, dei suoi giocatori. Quindi, tranne in casi eccezionali, un giorno di riposo a settimana non manca mai: anche in caso di impegni ravvicinati. Il tecnico rumeno è convinto che “staccare”, in certi frangenti, dia più benefici di una seduta di allenamento, se corpo e mente sono già sufficientemente (o abbondantemente) carichi. Il top, in questo senso, Chivu l’ha toccato lo scorso gennaio, quando lasciò a casa la sua truppa proprio il giorno prima della gara con il Lecce. Si trattava di un turno infrasettimanale e l’Inter era reduce, la domenica prima, da una partita particolarmente dispendiosa come quella con il Napoli. Lautaro e compagni non brillarono contro i salentini, anzi strapparono a fatica la vittoria. Ma affermò con certezza che sarebbe stata ancora più complicata senza quel riposo ravvicinato.
Metodi stile Premier League per il tecnico nerazzurro
È chiaro che dietro questo approccio ci sia anche il fatto che Chivu è stato un giocatore di altissimo livello. Conosce perfettamente, quindi, le esigenze e le necessità di un calciatore. Non a caso, ha immediatamente abolito i ritiri prima delle partite. Le uniche eccezioni, oltre alle trasferte ovviamente, vengono fatte per le gare in programma alle 15 o alle 12.30. In tutte queste abitudini, peraltro, c’è molta Premier. Nel senso che, in Inghilterra, i giocatori si ritrovano direttamente allo stadio prima della partita e i giorni di riposo non mancano mai. Insomma, se vanno più forte non è perché si allenano di più, ma perché lavorano ad una maggiore intensità. Che poi è esattamente ciò che chiede Chivu ai suoi uomini: voi vi allenate al massimo e io vi vengo incontro. Beh, alla luce di come è finita la sua prima stagione sulla panchina nerazzurra, non si può dire che sia stata una scelta sbagliata...
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