Chivu a Futnet: “All’Inter voglio costruire qualcosa che duri nel tempo”. E svela un retroscena sulla notte del Triplete...
Il tecnico nerazzurro sottolinea i pregi della nuova piattaforma di sportech che offre ai giovani la possibilità di essere osservati e valutati da professionisti del settore
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Chivu su Futnet: "È un'opportunità per tutti, abbiamo tanti giovani che vogliono emergere"
L’allenatore si è poi soffermato sulla novità rappresentata da Futnet, la piattaforma che integra valutazione professionale indipendente, report tecnico, validazione scientifica e - da novembre - l’accesso diretto da parte dei club. Futnet dà infatti ai giovani dagli 8 anni in su - categoria maschile e femminile senza limiti di età - l’opportunità di essere valutati da professionisti del settore, caricando autonomamente i propri video. “Per me è uno strumento importantissimo, è una cosa utilissima, è il mondo che viviamo, sfruttare quello che è la tecnologia oggi. Abbiamo tanti giovani che vogliono emergere, che vogliono coltivare quel sogno e cercare di fare di tutto per raggiungerlo. In questo modo si hanno a disposizione delle valutazioni importanti, con dei feedback importanti, che ti dicono esattamente quella che è la valutazione oggettiva di professionisti che questo mondo lo conoscono bene, che ti danno la possibilità di essere visto, di essere anche a volte ascoltato e con la capacità anche di capire i tuoi limiti e quelli che sono i tuoi pregi. È molto importante perché abbiamo dei giovani che non hanno la possibilità di essere visti, un po' perché non giocano nelle grandi città, nelle grandi squadre e non hanno modo di essere visti. Futnet ti dà proprio la possibilità di essere capito e di essere anche valutato da esperti che hanno una certa esperienza in questo mondo”. I club stessi potranno avere accesso alla piattaforma e osservare le valutazioni che culmineranno nel Futnet player evaluation (FPE), il certificato rilasciato dalla piattaforma. “È un'opportunità per tutti, anche per tutti i club, per i genitori stessi, soprattutto per i ragazzi, perché essere valutati, avere uno strumento in più rappresentato da persone capaci di farlo, secondo me aiuta molto. E secondo che le società hanno l'obbligo di avere uno strumento del genere a disposizione, perché non puoi essere su tutti i campi d'Italia, a prescindere che si tratti di livello dilettantistico o di livello professionistico. Qui parliamo di ragazzi che vogliono emergere, che coltivano i sogni e che meritano un'opportunità”.
Chivu e l'esempio di Pio Esposito: "Lui ha avuto coraggio"
Il grande obiettivo di Futnet, che ha anche in cantiere il lancio di progetti legati al calcio sperimentale, è pertanto quello di consentire ridurre la distanza tra il talento e l’opportunità, coniugando la valutazione umana con il report strutturato. Chivu è stato il primo membro dell’Honor Wall, che sostiene la ricerca del talento in Italia, offrendo valutazioni gratuite a 200 ragazzi, che in questo modo sfrutteranno gratuitamente la piattaforma: “Io voglio dare qualcosa indietro al calcio e ho questa possibilità di offrire qualcosa a qualcuno che magari non ha la disponibilità. Quindi mi fa piacere, lo faccio con tutto il cuore di dare l'opportunità ai ragazzi di essere valutati, un'opportunità che gli permette magari anche in una piccola misura di far crescere l'autostima, di acquisire il coraggio, di dare un senso a quello che sono le ambizioni e quello che sono i sogni”. E a proposito di giovani talenti, Chivu è tornato a parlare del percorso di crescita di Pio Esposito: “Lui ha avuto il coraggio - nessuno lo racconta - di mollare la Primavera, di andare in un'altra realtà che è la Serie B, in un'altra città dove doveva dimostrare, ripartire da zero. In quel primo anno in Primavera, se non sbaglio, fece 17-18 gol. E la prospettiva era di farne 30 l’anno dopo. Ma ha scelto di andarsene. Lì abbiamo parlato della sua scelta e sono stato felice per lui. Poteva scegliere la strada più comoda, ma ha capito, andando in un altro posto, quanto doveva lavorare. E veramente ha lavorato tanto, perché anche dopo ci sentivamo spesso, mi raccontava un po' quelle che erano le sue difficoltà, quello che era il suo lavoro, la sua ambizione, come si preparava a tutte le avversità che incontrava, affrontando dei difensori di un altro livello rispetto alla Primavera. In Prima Squadra l’ho ritrovato più pronto, più maturo, con la stessa fame e la stessa voglia di migliorarsi, perché è importante anche questo. La fascia da capitano? Cambia l’autostima, cambia un sacco di cose, per quelli che riescono a sentire quella responsabilità che una fascia ti deve dare, perché secondo me bisogna avere anche una certa sensibilità nel capire cosa vuol dire. In alcuni la fascia di capitano fa uscire troppo ego, che a volte risulta negativo. Però l'ho provato anch'io nel settore giovanile, l'ho provato spesso in alcuni momenti. Pio Esposito, che mi viene in mente, quando l'ho responsabilizzato, dandogli la fascia, lui ha risposto alla grande, comportandosi da persona molto sensibile, l'ha fatto vedere e lo fa vedere tuttora”.
Chivu sul talento in Italia: "Non vedo una situazione così drammatica"
L’allenatore ha poi offerto una riflessione sulla dispersione del talento in Italia: “Una situazione così drammatica io non la vedo, perché il talento emerge sempre. Poi è una questione anche generazionale, ma anche altri Paesi hanno avuto dei problemi generazionali. Ci sono i cicli. Per me è una questione di cicli, perché il talento fa tanto. Bisogna anche trovare l'equilibrio giusto nel capire cosa dove eravamo forti, cosa dovevamo aggiungere, quanto dovevamo aggiungere. Ma è troppo facile puntare il dito, gli allenatori del settore giovanile sbagliano, i giovani non ci sono più. No, non è così, queste sono scuse, bisogna trovare modi e soluzioni nel fare, nel capire dove abbiamo sbagliato noi, perché la colpa è nostra, non è di quelli che arrivano da sotto, siamo noi che abbiamo più esperienza, siamo noi che abbiamo un vissuto importante. Nuove generazioni? Prima di tutto non bisogna mai paragonare quello che facevamo noi, perché apparteniamo a generazioni diverse. Prima non avevamo niente. Avevamo l'ambizione. Gli allenatori erano molto più duri con noi, però nelle urla e nel modo di fare loro credo che trovavano quella chiave giusta nello stimolarti e nel farti dire “adesso te lo faccio vedere io”. Ecco, oggi non funziona questo. Oggi è diverso, bisogna trovare sempre la chiave giusta".
Chivu svela: "Ecco cosa ho fatto la notte del Triplete"
Infine si è parlato del Triplete conquistato con l'Inter, ma nello specifico dei suoi mancati festeggiamenti in quella magica notte di Madrid del 22 maggio 2010: “Avevo l'aereo e dovevo tornare in nazionale il giorno dopo, nonostante l'allenatore della nazionale mi avesse dato qualche giorno libero. Ma ho detto 'no, sono capitano della squadra, io devo partire come tutti gli altri'. E non è che l'ho fatto per falsità, l'ho fatto perché pensavo questo, perché per me abbiamo raggiunto un traguardo, importante, importantissimo, era bello, però ne avevo altri, avevo una responsabilità nei confronti del mio Paese, nei confronti di quelli che, nonostante fossero amichevoli, comunque vedevano in me un leader importante del gruppo”.
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