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Juventus, Buffon: «20 anni d’azzurro, il regalo più bello della mia vita»

Juventus, Buffon: «20 anni d’azzurro, il regalo più bello della mia vita»
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L'esordio del capitano dell'Italia avvenne il 29 ottobre 1997 contro la Russia nello spareggio per il Mondiale 1998

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domenica 29 ottobre 2017 11:46

ROMA -  Sono passati esattamente 20 anni dall'esordio di Gianluigi Buffon con la maglia dell'Italia. Il 29 ottobre 1997 contro la Russia nello spareggio per il Mondiale 1998 il portiere azzurro scrisse la prima pagina di un romanzo che ha avuto il suo punto più alto nella notte del 9 luglio 2006 con la vittoria del Mondiale.  7305 giorni e 173 presenze dopo, Buffon riavvolge il nastro dei suoi due decenni sul sito della Nazionale Italiana trattenendo a stento le emozioni: «Il regalo più bello che mi ha fatto la vita, me lo sono meritato sicuramente, l'ho voluto e non è stato facile indubbiamente perché stare 20 anni a porsi sempre obiettivi di non mollare. Il sogno e l'idea di poter rappresentare la mia nazione, sentire per 20 anni l'inno prima di entrare in gara, emozionare per quello e con quello, avere avuto la fortuna di avere vinto un Mondiale e avere dato ai nostri cittadini e sportivi una gioia così grande vale una vita».

I SENTIMENTI - Buffon, che a fine stagione ha già annunciato il ritiro, rivendica con orgoglio quanto fatto in questi 20 anni: «Non ho mai voluto sposare delle cause nelle quali non credevo o utilitaristiche. Ho sempre fatto delle scelte cercando di dare importanza ai sentimenti, al sentirsi parte integrante di un gruppo, poter rappresentare qualcosa. L'Italia, come la Juventus e il Parma, per me sono stati questo: mi hanno insegnato un modo di vivere, io ho cercato di fare il meglio e battermi con tutte le mie forze per fare sì che il nostro progetto potesse raggiungere i risultati migliori. Ogni tanto ci sono riuscito, ogni tanto no».

RICORDI INDELEBILI - Buffon ripercorre le 6 tappe fondamentali della sua carriera con l'Italia: «Il primo è l'esordio in Russia, una serata con la neve, il campo fangoso, le peggiori condizioni per poter fare l'esordio: ci stavamo giocando il Mondiale di Francia 1998. Sono entrato e dopo cinque minuti ho dovuto fare una parata importante e difficile. Le motivazioni e la testa a volte sono più importanti della condizione fisica. Il secondo momento è Italia-Paraguay del 1998, forse la seconda partita che ho fatto in Nazionale. Ero subentrato nel secondo tempo, a Parma: penso di avere fatto una delle parate più belle della mia carriera. Il terzo momento è la parata su Zidane nella finale dei Mondiali del 2006, una parata plastica e scenografica nonostante io non sia un portiere con queste caratteristiche. Se avessimo preso gol in quella occasione, ai supplementari, probabilmente non saremmo riusciti a ribaltare la situazione. Il quarto momento è la partita con la Repubblica Ceca nel 2013, le 136 presenze e il record eguagliato di Fabio Cannavaro. Il quinto è una figuraccia, l'esultanza dopo la vittoria con il Belgio agli ultimi Europei: aggrappandomi alla traversa, non si sono accorto che era bagnata e quindi è mancata la presa; sono caduto in maniera goffa, dando una culata incredibile, ma la gioia e l'adrenalina per quella vittoria era talmente elevata che ho avuto una buona reattività nel rialzarmi e nel rassicurare tutti che non era nulla di grave. Il sesto momento è quello delle mille partite da professionista, celebrate in Italia-Albania. È un traguardo del quale vado orgoglioso, probabilmente quando avrò smesso di giocare sarà qualcosa che mi emozionerà».

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