Arresti ultrà Juve, la Procura: “La società ha avuto il coraggio di denunciare”
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Arresti ultrà Juve, la Procura: “La società ha avuto il coraggio di denunciare”

Il procuratore aggiunto di Torino Caputo sull’operazione Last Banner: “Si trattava di un controllo del territorio dello stadio effettuato con intimidazioni”. Il questore De Matteis: “Indagine da replicare in tutta Italia”

TORINO - Emergono nuovi dettagli dall’indagine ‘Last Banner’ che ha portato all’arresto di 12 ultrà juventini. “Abbiamo trovato le prove che molte cose erano ottenute con la violenza e costringendo la società ad andare loro incontro - ha dichiarato in conferenza stampa il procuratore aggiunto di Torino Patrizia Caputo -. Altrimenti la ritorsione erano i cori razzisti, la squalifica della squadra, le multe. In sostanza se io chiedo e tu non mi dai, alla prima partita utile tiro fuori gli striscioni come per Juve-Napoli o faccio lo sciopero del tifo, che significa che impedisco a tutti di tifare. Si trattava di un controllo del territorio dello stadio - ha aggiunto - effettuato avvalendosi di una forza intimidativa che derivava dalla presenza dell'associazione. Ci fosse stato qualcosa in più, che però non c'è, si sarebbe trattato di un 416 bis. È stata importante la collaborazione della società (la Juventus) che si è resa conto che questi fenomeni vanno stroncati e ha avuto il coraggio di presentarsi alla Digos e denunciare”.

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Dirigente Digos: “Juve parte lesa”

"La Juventus è parte lesa. Ha lavorato con la Polizia di Stato sin dall'inizio, ha fatto denuncia alla Digos e ci ha seguito passo per passo fino al risultato finale. È stato possibile raggiungere questo risultato a 360 gradi grazie alla collaborazione della Juventus” le parole del dirigente della Digos di Torino Carlo Ambra. Secondo l'accusa, i capi ultrà avevano costituito un'associazione a delinquere che ricattava esponenti della Juventus per cercare di continuare ad avere biglietti per le partite all'Allianz Stadium e gestire così il bagarinaggio. Le accuse, a vario titolo, sono associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata. 

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Borgna: “Anche i tifosi sono parte offesa”

"La parte offesa è la Juventus, ma anche i tifosi, vittime di intimidazioni, costretti a non andare più allo stadio perché non riescono più a sopportare certe angherie, un certo clima, slogan razzisti che nello stadio della città hanno offeso Torino e il Piemonte - ha detto Paolo Borgna, procuratore reggente a Torino, in merito al blitz della polizia nella curva della Juventus -. Capisco che si possa pensare che è stata scoperta l'acqua calda, che i capi ultrà sono prevaricatori nei confronti degli altri tifosi. Ma questa indagine ha trasformato la conoscenza generica in precise prove di precisi reati attribuibili a determinate persone. Le indagini servono a questo, a raccogliere prove a carico di precisi individui da portare davanti a un giudice per un processo".

“Indagine da replicare in tutta Italia”

"Questa indagine può essere replicata con successo sul territorio nazionale". A parlare è il questore di Torino, Giuseppe De Matteis. “Questa indagine apre un canale investigativo e può essere un precedente - ha osservato -. Chi professionalmente vive di calcio, ama il calcio, vuole prendere le distanze da questo tipo di atteggiamento. La denuncia è stata fatta dalla Juventus e noi abbiamo sviluppato questa pista investigativa".

“I cori razzisti come vendetta”

"Da domani gli striscioni dei gruppi finiti nel mirino della Procura non potranno più entrare allo stadio" ha continuato il questore De Matteis. La Procura chiederà alla Juventus anche di chiudere le ricevitorie ritenute conniventi ai gruppi. L'indagine è scattata al termine del campionato 2017-2018 e si è sviluppata nel corso del campionato 2018-2019. A farla scattare la denuncia del club, in seguito agli atteggiamenti estorsivi e intimidatori dei gruppi ultrà. Tra le richieste di questi ultimi biglietti gratis, inviti alle feste della società, consumazioni gratis al bar dello stadio, abbonamenti a prezzi agevolati per i tifosi incaricati di piazzare gli striscioni in curva. Il rifiuto ad accondiscendere queste richieste aveva dato vita a vere e proprie ritorsioni nei confronti del club, che si sono manifestate anche attraverso cori razzisti con il chiaro intento di far colpire la società con sanzioni e squalifiche. Alcuni bambini sono stati costretti a consegnare ai capi ultrà i palloni che finivano in curva.

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