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Juve, Chiellini: "Vidal si presentò a Miami ubriaco. Conte lo voleva fuori rosa"

"Quando abbiamo iniziato gli allunghi, prese 20 metri a tutti. Cosa si può dire a un campione del genere?", le parole del capitano bianconero in un estratto della sua autobiografia. E su Calciopoli: "L'Inter non sente quello Scudetto, nessuno potrà rubarci le emozioni provate"

Juve, Chiellini:

TORINO - "Il calciatore non è un diavolo né un santo, la distinzione da fare piuttosto è un’altra, ovvero tra quelli veri e quelli falsi. Uno come Vidal ogni tanto usciva e beveva più del dovuto, lo sanno tutti, si può dire che l’alcol era un po’ il suo punto debole. Mica ci mettiamo a discutere il campione, o la persona, per questo! Le debolezze fanno parte della natura umana, contano le conseguenze che possono avere su un gruppo". In un nuovo estratto dell'autobiografia "Io, Giorgio", il capitano della Juventus Chiellini parla dell'ex compagno di squadra, oggi al Barcellona e nel mirino dell'Inter: "Il grande Arturo un paio di volte all’anno non si presentava all’allenamento, oppure arrivava che era ancora piuttosto allegro, diciamo così. Ma non ha mai battuto la fiacca, anzi, penso che a volte certi modi di essere diventino una forza. Purtroppo io ho conosciuto poco Paolo Montero, un altro che viveva la notte da re. E l’ultimo anno da noi, quando il suo rendimento era calato, Moggi andò da lui e gli disse: 'Paolo, ti prego, smetti di restare a casa la sera, torna quello di sempre!'. Anche Vidal era un po’ così".

Chiellini: "Vidal? Conte lo voleva fuori rosa"

"Ricordo ancora una tournée americana, eravamo a Miami la sera prima dell’ultimo allenamento prima di ripartire, in libera uscita. La mattina dopo, Arturo non si vedeva. Era a letto, e dovettero tirarlo giù a forza. Quel giorno provammo anche il nuovo materiale d’allenamento, eravamo tutti vestiti di nero e c’erano 40 gradi: il mister Conte non vedeva l’ora che Vidal in quello stato mollasse, per metterlo fuori rosa e dargli una punizione esemplare. Invece, dopo dieci minuti in cui Arturo sembrava ancora brillo e non vedeva neanche passare il pallone, finì l’allenamento che correva come un matto e staccava tutti di venti metri a ogni allungo. Cosa vuoi dire a una persona così, che tra l’altro porta gioia nel gruppo oltre a essere un trascinatore, un combattente e un grande campione?”.

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Chiellini: "Ho odiato l'Inter di Cambiasso, Zanetti e Samuel"

L’odio sportivo esiste e bisogna farci i conti, accettarlo e imparare a gestirlo. A 35 anni penso di essere una persona pacificata. Nella mia carriera non mi sono fatto mancare niente, tantomeno l’odio sportivo verso persone che incarnavano l’idea stessa del nemico, parlo dell’Inter dei Cambiasso, degli Zanetti, dei Samuel e dello stesso Thiago Motta in campo, tra virgolette, se avessi potuto li avrei eliminati tutti. Poi mi è capitato di incontrarli fuori da quel contesto e tra noi non era rimasto nessuno strascico”.

Chiellini: "Calciopoli? Nessuno può rubarci le emozioni"

Della stagione di Calciopoli, ora che è passato tanto tempo, posso solo ribadire che quei due scudetti sono stati vinti sul campo, semplicemente perché eravamo i più forti, anche se rivendicarli ora è ormai una battaglia persa. Sono convinto che nemmeno l’Inter, che peraltro arrivò terza, senta suo quel titolo: assegnarlo a tavolino fu un errore, meglio sarebbe stato non darlo a nessuno. Quello Scudetto è solo un numero. Ma le emozioni rimangono dentro, e quelle non ce le possono strappare”.

Chiellini: "Mourinho come Conte"

Con José, altro mostro sacro della panchina, non ho mai parlato, a parte qualche sporadico saluto. Ma il suo carisma ha cambiato il nostro sport. Lui cerca sempre la guerra con qualcuno o qualcosa, facendo da parafulmine. Un po’ come Conte: due caratteri forti che non le mandano a dire. A volte lo fanno per strategia, altre volte per indole. Ma devono sempre combattere. Io penso che Mourinho, nel bene e nel male, abbia portato emozioni, una ventata d’aria fresca. E a me piace chi trasmette emozioni, anche se come avversario l’ho odiato, sportivamente parlando s’intende, perché una volta finita la battaglia rimane solo la stima. Io non porto rancore, e Mourinho è un grande personaggio”.

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Lazio 62 Cagliari 32
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