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Sarri e la Juve, due mondi distanti

Il club ha preso il tecnico ex Chelsea e gli ha affidato la squadra di Allegri. Più forte, più ricca, ma che c’entra poco con lui, così come lui c’entra poco con la Juve. Se vincerà lo scudetto, se verrà confermato, Agnelli e Paratici dovranno rivoluzionare l’organico. Altrimenti Sarri è inutile

Sarri e la Juve, due mondi distanti
© ANSA

A Sarri è stato affidato il miglior organico della Serie A, il più ricco, il più completo. Tanto per dire, il giocatore con meno vittorie è Ramsey che ha conquistato tre Coppe e tre Supercoppe d’Inghilterra con l’Arsenal. Ma non è un organico adeguato al calcio di Sarri. O, se volete, Sarri non è un allenatore adeguato al calcio di questo organico. Ma se una società ingaggia Zeman non gli può chiedere di giocare con la difesa a tre o col trequartista. Deve prendere l’intero pacchetto, Zeman e il 4-3-3. La Juve ha preso Sarri e gli ha affidato la squadra di Allegri. Più forte, più ricca, ma che c’entra poco con Sarri, così come Sarri c’entra poco con la Juve.

L'errore clamoroso compiuto da Sarri nella Juve

Ha commesso un errore abbastanza diffuso nella sua categoria, ha messo se stesso (ovvero, la sua bravura e il suo calcio che molti amano) davanti a tutto il resto. Ed è andato alla Juve pensando che fosse Andrea Agnelli il presidente del club. Altro imperdonabile errore. Il presidente della Juve è Giampiero Boniperti, è il suo pensiero tradotto in risultati che guida e guiderà chissà per quanto tempo ancora lo spirito di questa squadra. Non c’è un’altra Juve se non quella che marchia l’albo d’oro di ogni stagione col suo nome. Il gioco? Certo, come no, ma solo se porta alla vittoria. Sennò meglio usare modi più sbrigativi. Sarri non ha preso la panchina di Allegri, che potremmo considerare il suo opposto, ha preso la panchina di mezzo secolo di calcio identico a se stesso, da Vycpalek a Trapattoni a Lippi a Capello a Conte ad Allegri.

Il calcio della solidità e della concretezza. In questi cinquant’anni c’è stato un solo allenatore, prima del valdarnese, a uscire dal solco della storia della Juve, Gigi Maifredi, ed è stato l’anno in cui non si è qualificata nelle coppe nonostante la presenza di Roberto Baggio. Le sconfitte nelle due coppe sono forse un problema per la società, lo sono di meno per l’allenatore che di sicuro è preoccupato di più per la non reazione della squadra. Può vincere lo scudetto, ma siamo certi che dentro di lui resterebbe una zona grigia, un angolo di scarsa soddisfazione.

Juve, una squadra non costruita per Sarri

Sarri finora ha tracciato un calcio che la Juve non assorbe. Vuole il palleggio ma è costretto a schierare Matuidi (che palleggiatore non è mai stato e mai lo sarà) per coprire le spalle a Ronaldo. Nel pensiero del tecnico bianconero, Matuidi e Ronaldo non sono due giocatori, ma uno solo, perché nel suo calcio nessuno può giocare soltanto quando ha la palla. Nella Juve invece non è così. Sivori, Platini, Baggio, Zidane, Dybala e ora Ronaldo giocavano e giocano solo con la palla al piede. La Juve ha avuto grandi allenatori, i migliori d’Italia, ma nessuno ha mai superato il livello della propria squadra o del campione di turno, come invece è successo a Sarri in tutta la sua carriera. E’ sempre stato oltre la sua squadra, come a Empoli e a Napoli. E probabilmente è quello il suo habitat ideale, la migliore condizione mentale per esaltare il suo lavoro.

Deve strutturare un organico che dipenda dalle sue idee, una squadra che sia l’opera finale del suo impegno e non il contrario come invece accade nella Juventus. Ha ragione quando dice che vincere nei campionati minori è difficile quanto in quelli più importanti, ma dovrebbe chiedersi perché gli succede questo. L’Empoli e il Napoli, le sue prime squadre di Serie A, giocavano alternando palleggio e verticalizzazione. Era stato lui a costruirle così. La Juve appartiene a un altro modo di pensare. Se vincerà lo scudetto, se verrà confermato, Agnelli e Paratici dovranno rivoluzionare l’organico. Altrimenti Sarri è inutile.

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