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Sarri, missione compiuta. Ma l'esito della Champions resta importante

Vincere lo scudetto è il compito principale che gli era stato affidato. Il suo destino non dipenderà dal Lione

Sarri, missione compiuta. Ma l'esito della Champions resta importante
© ANSA

TORINO - Maurizio Sarri non si gioca la panchina venerdì. Così hanno assicurato i dirigenti della Juventus e se qualcuno malignamente può ripensare alla decisa conferma di Massimiliano Allegri nel concitato dopo partita di Juventus-Ajax, poi sbriciolatasi un mese dopo, questa volta contesto e circostanze sembrano essere diverse. Non sarà il risultato della partita contro il Lione a decidere il destino di Maurizio Sarri, ma certo il modo di giocarla potrebbe incidere nel giudizio sul suo operato, ampiamente promosso da Fabio Paratici. D'altra parte ieri notte, fra la degna colonna sonora degli AC/DC, il tecnico di Figline stringeva in mano la prova più concreta dell'assoluzione del compito primario affidatogli: vincere lo scudetto. Missione compiuta. In modo strano, ma poco normale è stata tutta la stagione, iniziata per lui con una polmonite e finita con una pandemia che ha fermato il calcio mondiale. Restano perplessità, tanti gol incassati, troppe sconfitte per essere la Juventus, quei terrificanti blackout che hanno insegnato un muovo tipo di ansia a milioni di tifosi bianconeri, non più sicuri nemmeno dopo un 2-0.

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E resta la partita di venerdì che non sarà dirimente, ma la differenza fra vincerla e perderla non è proprio sottilissima, anche alla luce di quanto detto, fra le righe, da Agnelli durante la presentazione di Andrea Pirlo, nuovo tecnico dell'Under 23. Restano anche tante, tantissime attenuanti a chi, come Sarri, ha iniziato un progetto ambizioso e lo deve realizzare senza smettere di vincere (provate a cambiare le gomme a un auto che corre). Il suo primo anno a Napoli non fu esaltante come il secondo e il terzo. Segnali incoraggianti si sono intravisti nel corso della stagione e la sensazione è che questa squadra, ringiovanita e rinvigorita (Kulusevski e Arthur sono due buoni pezzi da aggiungere in questo senso) possa esprimersi anche meglio e in modo sempre più vicino alla filosofia del tecnico. Tecnico al quale bisogna riconoscere la rinascita di Dybala, i 31 gol in campionato di Ronaldo, l'ambientamento di De Ligt, la costanza con la quale ha fatto crescere Rabiot, la fiducia ben riposta in Bentancur. [...]

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