Roma-Juve, ecco tutti gli sberleffi di Mourinho

Juve bersaglio principale delle ire e delle battute del tecnico portoghese. E domenica sarà di nuovo lui (la Roma) contro i bianconeri
Mourinho (all.) 5 Torna a San Siro dopo oltre 11 anni e non trova il red carpet: i tifosi del Milan lo insultano dall’inizio alla fine. Ma è soprattutto la Roma a tradirlo, con una sequela di errori imbarazzanti. Contro un avversario rabberciato ha perso una grande occasione, oltre all’ottava partita su venti.© AS Roma via Getty Images
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Una storia di sberleffi, gesti, battute al veleno e rivalità: è quella che contraddistingue il duello tra Josè Mourinho e la Juve, i due avversari di domenica sera all'Olimpico. Uno sulla panchina della Roma, dopo aver affrontato i bianconeri anche da tecnico dell'Inter e successivamente del Manchester United. Chissà se già in conferenza stampa, nella vigilia della partita, il portoghese tornerà ad affilare la lingua vedendo avvicinarsi quella squadra che “non potrò mai allenare dopo essere stato all'Inter”.

Mourinho contro la Juve: la storia inizia nel 2009

Tutto ha inizio il 3 marzo 2009. L'allora allenatore nerazzurro, Josè Mourinho, parla di prostituzione intellettuale e conia una frase che va di moda ancora oggi: “zeru tituli”. E poi tira la bordata: “Non si è parlato della Juve che ha conquistato tanti punti con errori arbitrali. Contro di loro conviene schierare la formazione Primavera, perché sta arrivando il giorno dello scandalo”.

Quando arriva un rigore dubbio per la Juve, Mourinho non le manda a dire: “Non capisco perché nel calcio italiano dobbiamo fare tutti come quell'animale di cui non so dire il nome (ossia, lo struzzo, nda). O c'è coerenza o non c'è coerenza. Però di aree di 25 metri ce n'è solo una in Italia”. A volte va fuori giri anche a partita in corso, il portoghese, che rimedia un cartellino rosso durante una sfida di Coppa Italia per aver applaudito l'arbitro. Ancora un rigore non dato fa sbottare Mou: “Una vergogna, è il calcio che chiede quel rigore, non l'Inter. Basta, basta, basta! Si è giocato a pallamano”.

Mourinho e la Juve: pure dal Chelsea stuzzica la rivale

Nel 2014 la Juve scivola dalla Champions all'Europa League e Mourinho dice la sua, da allenatore del Chelsea: “Se la Juve dovesse vincere l'Europa League non sarebbe un vero successo perché è stata costruita per vincere la Champions”.

Nel 2018 incrocia la Juve come allenatore del Manchester United. In Inghilterra, i tifosi bianconeri lo beccano per tutta la partita, lui si gira verso di loro e mostra le tre dita alzate, ricordando il Triplete con l'Inter. Dice: “Ovviamente loro non sono innamorati di me, il momento più duro per loro è stato il nostro Triplete”. Al ritorno a Torino, lo United vince 2-1 e Mourinho si prende la sua dose di insulti e provocazioni, a cui risponde a fine partita portandosi la mano all'orecchio e dichiarando alla fine: “Sono venuto qui per fare il mio lavoro e sono stato insultato per 90 minuti”.

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Mourinho e la Juve: con la Roma le tre dita

Tornato in Italia, alla Roma, Mourinho ha ripreso a occuparsi della Juve. All'andata, persa dai giallorossi, ha ritirato fuori le tre dita. E non per segnalare il recupero. E poi c'è l'ultima uscita su Cristante: “Lui non è Bonucci”. A proposito di sanzioni arbitrali, naturalmente.

Con altri ha fatto anche peggio, intendiamoci. Quanti ricordano il gesto della manette durante un Inter-Sampdoria in cui i nerazzurri erano rimasti in 9 prima della fine del primo tempo? Mourinho è così, prendere o lasciare, anche se ora è un po' più saggio. Almeno fino al prossimo Roma-Juve. Del resto, anche con Allegri i rapporti non sono distesi.

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