Juve decentrata e in crisi di qualità

Il centrocampo attuale lontano dai fasti del recente passato è lo specchio di una squadra disamorata di se stessa: analisi tecnica della chiara involuzione bianconera
Juve decentrata e in crisi di qualità© Getty Images
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Alberto Polverosi
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La Juve ha un centrocampo decentrato. Nel senso che non ha ancora un centro del gioco, non ha un reparto, non ha un insieme, ha solo un giocatore incollato all’altro con la gelatina. La Juve ha un allenatore che in questo momento non è capace di dare idee e organizzazione a una squadra che anche in mano al miglior tecnico del mondo (Ancelotti? Guardiola? Klopp?) faticherebbe a trovare un senso.

Ma quello che davvero colpisce, per un club che ancora si chiama Juve, è come sia stato possibile deteriorare quel reparto in così pochi anni. Andiamo un po’ indietro. Centrocampo 2014-15, finale di Champions a Berlino contro il Barcellona: Pirlo, Marchisio, Vidal e Pogba. Probabilmente il top d’Europa in quel momento, perfino oltre al trio che avevano di fronte, ovvero Busquets, Iniesta e Rakitic. Un passo avanti di qualche anno. Centrocampisti 2019-20, ultimo scudetto bianconero con Maurizio Sarri: Pjanic, Khedira, Ramsey, Matuidi, Emre Can fino a gennaio, Rabiot e Bentancur. Non siamo certo ai livelli di Berlino, ma c’erano comunque giocatori di spessore internazionale. L’anno dopo, centrocampisti 2020-21, la prima stagione senza scudetto (ma con due coppe) con Andrea Pirlo: Arthur, Ramsey, Khedira fino a gennaio, McKennie, Rabiot, Bentancur. Chiara riduzione del livello di qualità. Centrocampisti 2021-22, il primo anno senza vittorie con Massimiliano Allegri: Ramsey e Bentancur fino a gennaio, Zakaria da gennaio in avanti, Locatelli, McKennie, Rabiot, Arthur. Sul piano tecnico, siamo ai minimi storici per la Juventus.

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Centrocampisti attuali: Zakaria, Locatelli, Rabiot, Arthur, Pogba, McKennie (che però Allegri considera un “guastatore” più che un centrocampista in senso stretto), Rovella, Fagioli e Miretti. Ma con questa situazione: Arthur non ha mercato e anche se la Juve vuole cederlo rischia di restare; Pogba si è infortunato, ha deciso di non operarsi perché vuole giocare il Mondiale, così in Qatar rischia di compromettere ulteriormente il ginocchio con tutto quello che ne consegue per la Juve; Rabiot tratta col Manchester United; Rovella sta per passare al Monza. Nel frattempo, la società non riesce ad acquistare Paredes che risolverebbe qualche problema di gioco, anche se non tutti. Ma questa è la Juve? No. Questa è un’altra cosa. E Allegri ha una colpa grave: sostenere il contrario pur sapendo che la gente ha occhi per vedere e giudicare.

A Marassi, la prima volta che Vlahovic (pagato 75 milioni a gennaio e dunque da considerare un top per la Juve di oggi) è stato messo nelle condizioni di fare il Vlahovic è successo a metà ripresa grazie a un’idea del giovane Miretti. La Juve nella sua storia di squadra protagonista non ha mai entusiasmato per il gioco, però mai, come in queste partite, si è dimostrata così floscia, così mortificata dai suoi stessi limiti. E’ una squadra disamorata di se stessa. Di Maria rimetterà un po’ di cose a posto, quando tornerà. Pogba darà una mano, se dal Qatar rientrerà in buone condizioni. Ma intanto il campionato va avanti e la Juve ha bisogno ora, non domani, di alzare la voce, di mostrare di nuovo la sua antica arroganza.

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