Monza-Juve: Galliani e Allegri, incrocio a rischio

Monza-Juve: Galliani e Allegri, incrocio a rischio
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Franco Ordine
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MONZA - Per una volta, e solo per domani pomeriggio, un paio d’ore dalle 15 alle 17, si possono definire così: due carissimi… rivali. Mai nemici, naturalmente, perché incapaci di coltivare alcun sentimento di rancore o di rivalsa che alberga in molte sfide calcistiche di casa nostra, persino tra esponenti dello stesso nucleo famigliare. La spiegazione è quasi elementare. Perché tra i due, Adriano Galliani e Max Allegri, il calcio non riuscirà mai a inquinare lo straordinario rapporto personale né a sotterrare quel lungo sodalizio professionale cominciato molti anni prima di questo scontro crudele tra Monza e Juventus e mai messo da parte. I due hanno l’abitudine di sentirsi spesso, al telefono, incrociando battute a giudizi perfidi, accumunati dalle stesse passioni, due le principali, calcio e belle donne, e animati dalla voglia innata di mettere in vetrina il rispettivo talento e la competenza documentata dal curriculum. Evitando di piacere alla gente che piace. Anzi incrociando duelli rusticani, nel caso del tecnico livornese, con guru del settore (Arrigo Sacchi) e addetti ai lavori (Lele Adani). Perché il coraggio delle proprie idee, spesso controcorrente, non è mai mancato a entrambi, altra affinità caratteriale capace di cementare l’intesa tra i due.

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Adriano Galliani scoprì Max Allegri ai tempi del Cagliari (prime cinque partite, 5 sconfitte) e con una frase gli spalancò il futuro. "Lei ha il fisico del ruolo", disse qualche mese prima di convincere Silvio Berlusconi ad accoglierlo a Milanello, erede di Leonardo entrato in conflitto con Arcore. Da allora i due, alla guida del Milan tornato a vincere subito lo scudetto targato 2011, viaggiarono in perfetta sintonia e se al tecnico livornese il patron Silvio non risparmiò né critiche al gioco e nemmeno censure pubbliche alle marcature di un famoso Milan-Barcellona ("ma cosa fanno i terzini?"), Galliani riuscì quasi sempre a ricucire lo strappo con grande abilità. Si arrese solo al culmine del 4 a 3 di Reggio Emilia col Sassuolo perché nel frattempo sulla scena della comunicazione irruppe una stroncatura firmata Barbara Berlusconi e le conseguenze furono le seguenti: dimissioni immediate del ds storico della real casa Ariedo Braida, esonero di Allegri e chiamata al volo dal Brasile di Clarence Seedorf. "Nel 2012-2013 Allegri fece un miracolo guadagnando il terzo posto a Siena", il riconoscimento postumo di Galliani che con Allegri non ha mai smesso di parlare di calcio quando Max uscì dalla Juve e cominciò l’avventura Fininvest nel Monza.

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Pensate, a giugno scorso, prima del pellegrinaggio a Pisa, stazione finale dei play off di serie B, sfida decisiva per la promozione storica in A, Adriano Galliani fece tappa a Livorno, ospite a pranzo, da Oscar, il ristorante-rifugio di Max, per stemperare la tensione che lo divorava da giorni. E dimenticando la nota rivalità con Pisa si meravigliò dei tanti incoraggiamenti ricevuti da alcuni clienti livornesi del ristorante. Perciò non deve fare notizia quel che Galliani disse di Allegri nei primi giorni difficili vissuti a Torino ("è come Trapattoni, la Juve ha preso il migliore in circolazione") allorquando cominciarono i mal di pancia di tifoseria e forse anche dirigenza dinanzi ai risultati deludenti collezionati uno dietro l’altro. Oggi siederanno in tribuna, a pochissimi metri uno dall’altro, su opposte fazioni calcistiche ma si abbracceranno come fanno abitualmente perché nemmeno il calcio riesce a dividere due carissimi rivali.

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