Allegri, l'addio è certo. La Juve perdona la notte di follia, ma…
Il club non ha gradito l’episodio con il direttore di Tuttosport e lo sfogo del tecnico: il divorzio è già scritto
ROMA - «Mi dovete credere, non è stato facile». Dopo la rabbia, l’umanità. Dopo la grinta, il sincero godimento dentro una serata di tensioni, lacrime e veleni. Quando il furioso Allegri, a trionfo ottenuto, si è seduto sui led pubblicitari dell’Olimpico osservando con gli occhi lucidi la festa dei suoi ragazzi, deve aver pensato che nonostante tutto la nave fosse approdata, oltrepassando uno tsunami di 72 ore con la Champions in tasca e la Coppa Italia in bacheca. Nel post partita di Atalanta-Juve la tensione con la società è deflagrata al punto che i massimi dirigenti ora starebbero riflettendo su un divorzio anticipato (con panchina affidata a Montero a Bologna e con il Monza) che avrebbe degli inevitabili strascichi legali. «Se dovessi andar via, lascerei una grande Juve» è stato il testamento di Max nella notte del trionfo, dedicato a un gruppo che pur con tanti limiti non ha mai smesso di sentirsi squadra di cemento. Fresco, tra l’altro. Perché Allegri ha vinto la Coppa con 26 anni di media e bisogna tornare al 1994 per trovare una Juve così sbarazzina. In campo c’era il pallone d’oro Baggio, e la stagione finì con zero titoli.
Allegri, un anno complicato
Dal suo ritorno alla Continassa, il tecnico si è trovato a gestire diversi momenti di difficoltà. «Per i primi tre anni Agnelli mi aveva chiesto di ricreare un gruppo, di dare sostenibilità e competitività». Tre elementi per dire che avrebbe completato la missione: la squadra ha dimostrato di essere dalla sua parte abbracciandolo e lanciandolo in aria dopo la conquista della Coppa, la società ha iniziato a ripianare i deficit grazie ai risultati recenti (100 milioni di introiti solo da questa stagione) e nel museo oggi c’è un trofeo in più. Nel frattempo, Max ha fatto fronte all’addio di Ronaldo, alle prime conseguenze del caso plusvalenze, alle dimissioni dell’intero Cda e persino alle sentenze della giustizia sportiva che cadevano sempre a poche ore da partite decisive per l’Euroleague o la corsa Champions. Non vanno poi dimenticati gli #AllegriOut dei social, le critiche feroci, le ultime tre sessioni di mercato a spesa zero, il caso doping di Pogba, la squalifica di Fagioli per le scommesse, il dossieraggio illegale, le tensioni con il dt Giuntoli, i silenzi della società e l’incertezza sul suo futuro.
Allegri, la tensione dopo il trionfo
E così, all’ultima curva, i nervi sono saltati. Dopo la protesta vibrante contro Maresca, il grido «Dov’è Rocchi?», i vestiti quasi strappati (giacca, cravatta e camicia) e soprattutto dopo il tentativo di allontanare Giuntoli dal luogo della festa, lo show di Allegri mercoledì è proseguito in sala stampa. «Lo spogliarello ti è piaciuto?» ha detto a un giornalista. Ancora: «Mi avete già esonerato?». E per finire: «Se ho dei sassolini? Di solito nelle scarpe mi entrano i gommini del sintetico e me li tolgo in albergo». Poco prima, l’episodio della discordia: il direttore di Tuttosport, Guido Vaciago, ha accusato Allegri di averlo minacciato con queste frasi: «So dove venire a prenderti» e «Vengo e ti strappo tutte e due le orecchie. Vengo e ti picchio sul muso». Max ha risposto tramite il suo legale, Rodella, «negando integralmente» la ricostruzione e precisando che «si è trattato di un acceso alterco verbale dovuto alla concitazione del momento, nel corso del quale entrambi si sono vicendevolmente insultati». Vaciago ha ulteriormente replicato dicendo di avere dei testimoni e la procura federale ha aperto un’inchiesta, convocando entrambi.
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