Montero il caldo e Thiago Motta il freddo

Leggi il commento del Direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni
3 min

Le ultime due uscite stagionali della Juve, che sta per tagliare - anche fisicamente - col passato agnelliano, sono affidate, per un intreccio del destino, al più amato da Andrea Agnelli. Non troppo tempo fa, un paio di mesi, chiesi all’ex presidente di indicarmi il giocatore al quale si sentiva maggiormente legato, tra i tanti che aveva avuto nei suoi tredici anni di Juve. Immaginavo che avrebbe risposto Buffon, o Chiellini, oppure Bonucci. Mi sarei accontentato anche di Marchisio, o di Pirlo, e invece mi sorprese con «Montero, lui ha interpretato meglio di tutti gli altri l’idea di Juventus che coltiviamo da un secolo».
A 52 anni Paolo Montero siede per la prima - e penultima - volta su una panchina che frequentò pochissimo, dal momento che non rifiatava mai, se non per una squalifica, e che sarebbe sceso in campo anche senza una gamba o un braccio. Ha il compito di far punti tra Bologna e Monza (a Torino) per evitare contestazioni supplementari chiudendo al quinto posto, sgradito alla tifoseria ché in condizioni normali non avrebbe consentito l’accesso alla SuperChampions.
Il primo avversario di Montero è proprio Thiago Motta, indicato da quasi un anno quale successore di Allegri: si è parlato di telefonate, di incontri tra il tecnico del Bologna o l’agente Canovi (Alessandro) con Cristiano Giuntoli dalle parti di Fiorano e Formigine. Per quel poco che conosco Motta e per le risposte che mi ha dato anche di recente il direttore della Juve, si tratterebbe di interpretazioni fantasiose: voglio credere alla lealtà di Motta (non faccio fatica) e alla sincerità di Giuntoli e insomma il sospetto che tutto debba essere scritto prevale ancora sul resto.
Ho sempre ammesso di tifare con orgoglio Bologna, e non soltanto per una questione di radici. Con la gestione Saputo non ho mai troppo legato, pur riconoscendole grandi meriti, in particolare all’ultimo Fenucci e a Sartori. Ma poco importa. Mi piacerebbe tanto che Motta rimanesse nell’anno (storico) della Champions, il rapporto tra lui e Sartori - mercato e altre centralità - dovrebbe migliorare al punto da convincerlo a restare.
Chi non è bolognese non può capire cosa significhi la Champions al Dall’Ara. Ci è arrivato un grande emiliano, Ancelotti, che ieri al telefono mi ha detto: «Bologna-Real in Champions, tanta roba».


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