Juve, una squadra senza carattere

Leggi il commento sulla prestazione dei bianconeri, che hanno pareggiato 2-2 in Champions con il Villarreal
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

4 min

Pubblicato il 02.10.2025, 07:49

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Gatti alla Ronaldo dovevamo ancora vederlo. È spuntato d’improvviso, in una notte che sembrava tempestosa per la sua squadra, un angolo, un colpo di testa di Kelly e quello spilungone volando in aria si è arrotolato su stesso, una libellula nel fisico di un bisonte. Rovesciata e grandissimo gol. Il problema è che alla Juve sarebbe servito anche un Gatti alla... Gatti, decisivo nella propria area come in quella degli spagnoli. E invece lì si è perso e sui due gol del Villarreal c’era anche la sua responsabilità. La Juve ha giocato tre partite in 90 minuti, la prima di una bruttezza unica (45'), la seconda bella e vibrante (30'), la terza da squadra impaurita (un quarto d’ora). Rovesciando le parti, va detto lo stesso del Villarreal. Alla Juve sono mancate forza, carattere, determinazione, è mancato quello che c’è sempre (o quasi sempre) stato nella sua storia. Mancava anche un gioco d’insieme, ma qui si può lavorare, si può cercare. È il resto che sta diventando un problema. Ci sono troppe difficoltà in questa squadra, troppi momenti di bassa tensione, troppe incertezze e tanti malintesi. Alla fine del primo tempo, l’unica buona notizia per la Juventus era il risultato: era sotto solo di un gol. Un palo, un rischio-rigore, tre buone occasioni (una clamorosa), tutto questo aveva messo insieme il Villarreal che si era abbattuto come una furia su un avversario povero di gioco, forza, personalità e qualità. Una voragine in difesa, presa in mezzo dall’attacco veloce degli spagnoli, e quando la Juve riusciva a spingerli indietro sbagliava una inconcepibile serie di passaggi. Sembrava che Joao Mario, Koopmeiners, David e McKennie giocassero insieme per la prima volta, uno non sapeva dove trovare l’altro. 

L'errore della Juve nel finale

Sul fronte bianconero non funzionava niente, portiere escluso. Se era solo 1-0 al 45' era per merito di Perin. Erano sballate anche le posizioni in campo. Cabal a sinistra non aveva la minima idea di come arginare quella saetta di Pepé, quando dopo l’infortunio del colombiano si è spostato Cambiaso da quella parte un leggero miglioramento c’è stato. Non era giusta nemmeno la marcatura di Gatti su quel topino micidiale di Mikautadze, uno di 190 centimetri e 83 chili contro uno di 176 e 72: ma come faceva a prenderlo?  L’altra domanda era chi, nella Juventus, fosse in grado di assumere la guida, le responsabilità, la leadership in una partita così piena di difficoltà. La risposta è arrivata d’improvviso a inizio ripresa, quando Tudor ha fatto un cambio inevitabile: fuori Koopmeiners, dentro Conceicao. E il più piccolo (nemmeno un metro e settanta) della brigata juventina è diventato il riferimento più prezioso per una squadra che ora non sbandava più. Il figlio di Sergio ha scatenato la tempesta perfetta sulla destra, ha dato la spinta che mancava e portato l’energia che non c’era. La Juve si è ritrovata intorno al portoghesino che prima ha messo David davanti alla porta spalancata e il canadese ha sciaguratamente sbagliato un gol che non si poteva sbagliare (ma perché è rimasto in campo fin quasi alla fine?), poi ha continuato a imperversare fino ad agganciare il passaggio indietro di Parejo e a segnare, col suo fantastico mancino, il gol del 2-1. Nel frattempo, il Villarreal era scomparso dal campo. Era il momento decisivo, il momento in cui la grande squadra (ma diciamo pure una squadra forte dentro) tiene il risultato senza concedere spazi, senza tentennare. E invece si è tirata tutta indietro, pavida e tremante, fino a incassare il gol del 2-2 da un ex, Renato Veiga. Così la Champions rischia di allontanarsi. 

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