Perché Spalletti riporta la Juve tra le candidate allo scudetto

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Ivan Zazzaroni
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Con una vittoria e un pari, due prestazioni non particolarmente esaltanti, Luciano Spalletti è riuscito a sconfessare Charley Reese il quale sostiene che la credibilità, come la verginità, può essere persa solo una volta e mai recuperata.

Lui l’ha riconquistata in fretta, la credibilità lasciata in Norvegia. In che modo? Semplicemente tornando al grande club e soprattutto al ruolo naturale, quello di allenatore di tutti i giorni.

E così oggi la Juve, che con Tudor era considerata al massimo da zona Champions, per tanti può addirittura pensarsi da scudetto: cosa vuoi che siano 4 punti di differenza a 28 giornate dal termine?

Spalletti esibisce di nuovo il tratto originale, è quello che ha il tempo di entrare nella testa dei giocatori, quello delle intuizioni e anche degli azzardi (Koop terzino) che spesso gli riescono.

La serie A presenta due squadre potenzialmente sopra le altre, Inter e Napoli, ma non ha fin qui mostrato superiorità evidenti (infortuni e coppe incidono sensibilmente). Il punto che divide le prime quattro e le tre sconfitte subite dall’Inter, la più forte e completa, fanno presumere che tutte possano perdere punti da tutte.

E allora  perché non  credere nel credibile Luciano, singolare combinazione di competenza, rigore e misticismo («dài, Gianluca, è ancora bella lunga»)?


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