Comolli: "Inserisco le frasi degli allenatori nei contratti. Il dna della Juve? Ho parlato con Trezeguet"

Le parole dell'amministratore delegato dei bianconeri all'Hudl Performance Insights. "Non leggo mai di calcio, è noioso": ecco cosa ha detto
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Damien Comolli sta cercando di fare la Juventus sempre più sua. L'amministratore delegato dei bianconeri, arrivato la scorsa estate, sta portando la sua etica del lavoro all'interno della Continassa per tornare a far vincere il club. "Trascorro il 30% del mio tempo pensando alla cultura della Juve", ha affermato all'Hudl Performance Insights. "Penso che non si raggiungano risultati senza una cultura. Ho chiesto a Matuidi e Trezeguet, per citarne alcuni, quale sia il dna della Juve. Tutti rispondono nello stesso modo: ‘Vincere’". Comolli ha poi parlato del suo processo di scelta degli allenatori, che già lo ha visto coinvolto con l'arrivo di Spalletti: "Tutti gli allenatori nel colloquio con il club fanno la propria presentazione e dicono che tutto va bene. Poi quando iniziano ad allenare, dicono che tutto va male. Ora invece io inserisco quelle frasi nel contratto, per ricordare agli allenatori ciò che avevano detto. Io nel colloquio dico: ‘Noi lavoriamo così, questi sono i nostri processi, i dati guidano la scelta dei giocatori, i calci piazzati, la prevenzione degli infortuni e molto altro. Se le va bene è così, altrimenti ci stringiamo la mano e ci salutiamo’. Il tecnico deve abbracciare questa filosofia".

Juve, le parole di Comolli

L'ad ha spiegato anche la sua filosofia sull'integrazione dei dati nel processo decisionale: "La Juve sapeva che sarei arrivato con i dati perché quello è il modo in cui penso io, è parte del mio modo di guidare il club. La chiave per il corretto uso di dati è un allineamento dall’amministratore delegato a scendere. La relazione tra management e allenatore spesso è il grande ostacolo. Serve un ponte, una persona che abbia la conoscenza dei dati e parli il linguaggio del coach". Comolli conclude: "Leggo e imparo tutto il tempo, non mi fermo mai. Ho paura di essere superato dall’industria, ho paura di mancare un'innovazione e per combattere questa paura studio sempre. Non leggo mai di calcio, è noioso. Leggo articoli scientifici sui dati, ad esempio se parlano di metodologie, di recupero dagli infortuni. Leggo libri su come guidare le persone, su come negoziare. Cerco di imparare dagli altri sport, non dal calcio".


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