La Juve e il mercato che non si vede
Juventus-Milan non è stata una partita memorabile, anzi è stata uno spettacolo sincopato e abbastanza noioso che si è movimentato appena nella seconda parte del secondo tempo. Per la pura cronaca, Gatti - un altro “esubero” schierato da attaccante - ha pareggiato nel recupero il gol realizzato dall’azzurrino Cisse con l’unico tiro in porta dei rossoneri. Si tratta di due sottolineature che danno il senso di cosa è stata questa sfida che una volta lucidava le emozioni e che adesso è roba per palati non troppo fini. D’altronde, Juventus e Milan sono uscite male dalla zona Champions League in capo a un finale di campionato da fare accapponare la pelle, sesta una e quinto l’altro, in estate hanno subito un profondo maquillage prima in società poi nello spogliatoio, Elkann e Cardinale, ovvero i padroni del vapore, hanno messo in discussione le scelte del passato, non gli obiettivi del presente.
Cioè la necessità di vincere: ma un conto è fare un po’ di cinema con i buoni propositi da ombrellone e un conto è la realtà. La premessa è fondamentale perché per riavvicinarsi all’Inter che al momento è il top della gamma, per non smarrire le distanze dalla Roma e dal Como, che esibiscono bel gioco e idee frizzanti, c’è bisogno di tanto lavoro e di molta pazienza. E la sfida di ieri sera allo Stadium in un certo senso, al netto del risultato finale, ha certificato queste distanze tra chi gioca un calcio fluido e chi sta ancora in cantiere con l’elmetto in testa. La Juventus ha cominciato senza sette infortunati e con sette giocatori nuovi rispetto all’anno scorso, perché Spalletti ha inizialmente preferito il genietto Alajbogovic a Boga. Amorim ne ha cambiati quattro rispetto al successo col Venezia, consegnando il Milan a Diego Moreira.
Meglio il bosniaco del belga, almeno per spirito di iniziativa e determinazione nel cercare sempre di saltare l’avversario. Sono giovani e cresceranno. Pure per loro c’è bisogno di tanto lavoro e molta pazienza. Spalletti l’ha buttata sul possesso ragionato, sulla costruzione dal basso e sul giro palla con uso e abuso di flemma per trovare l’imbucata vincente, Amorim ha puntato sull’aggressività e la verticalità per scheggiare il muro bianconero, ma quel Rabiot trequartista non si può vedere. Morale: nel primo tempo due parate di Maignan (sempre su Conceicao, che continua a confermarsi refrattario al gol) e nessuna di Vicario. Colpevolmente assenti gli attaccanti, Kolo Muani e Gonzalo Ramos, millemila milioni per nulla o quasi, dubbi che montano come la panna e rodono dentro.
Ma ne valeva la pena? Sono stati i cambi nella ripresa a modificare il brutto andazzo della partita. Perché al palo di Conceiçao (guarda caso...), ha replicato il giovane Cisse con un gol capolavoro otto minuti dopo il suo ingresso in campo. L’azzurrino, che aveva già sverniciato il Torino, ha concesso la replica allo Stadium e gelato i bianconeri. Un lampo nel buio, perché è stata la prima e unica conclusione in porta dei rossoneri. Cisse gioca nella Under 21 ma crediamo che Mancini possa tenerlo in considerazione per alzare l’asticella della Nazionale. Un diamante così va lucidato e messo in vetrina, non nascosto in cantina. Poi è arrivato Gatti a salvare Spalletti, un altro che è stato sul mercato fino all’ultimo istante dell’ultimo giorno…
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