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Lazio, Lotito: «Pochi scemi. Sanzioni? Non abbiamo fatto nulla»

Lazio, Lotito: «Pochi scemi. Sanzioni? Non abbiamo fatto nulla»
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Le parole del presidente della società dopo il caso Anna Frank: «Il nostro è il primo club in Italia che ha messo in campo una serie di azioni volte a difendere certi valori. Non mi sento una persona sporca». Gli Irriducibili: «Non andremo a Bologna». 16 le persone identificate, 3 minori

 

mercoledì 25 ottobre 2017 10:28

ROMA - Non si può punire una società e tante persone perbene per il comportamento di "pochi scemi" che, probabilmente, hanno agito anche per danneggiare la gestione Lotito. È la posizione del presidente del club biancoceleste, ospite di "Circo Massimo" su Radio Capital, sull'episodio degli adesivi antisemiti attaccati dai tifosi della Lazio nella Curva Sud dell'Olimpico. «Io non mi aspetto nessuna sanzione perché la società non ha fatto nulla, anzi, la Lazio è la prima società in Italia che ha messo in campo una serie di azioni volte a difendere certi valori - sbotta Lotito - Dobbiamo distinguere i tifosi delinquenti da quelli autentici. Chiunque è tifoso, è appassionato, ma la passione deve essere espressa nel rispetto delle regole. Bisogna reprimere in maniera forte, con sanzioni pesantissime, le persone che commettono certe azioni e prevenire. La Lazio da 13 anni va nelle scuole per educare al rispetto delle regole».

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Ieri il presidente del Coni Malagò ha definito "a dir poco singolare" la decisione di aprire la curva Sud dell'Olimpico per i tifosi della Lazio dopo la squalifica della Nord ma per Lotito «Malagò parla senza conoscere i fatti. Se su 12 mila persone se ne comportano male 30-50, non si possono penalizzare tutti gli altri. Io avevo fatto un ragionamento diverso: chi vuole testimoniare la propria posizione antirazzista deve andare in Curva Sud. I biglietti erano nominativi, non abbiamo aggirato nulla». Il massimo dirigente della Lazio ritiene che «non ci sia nemmeno un aspetto ideologico dietro il comportamento di 15 scemi che non sanno neanche quello che hanno fatto, non sanno nemmeno chi è Anna Frank» e «non ci dobbiamo scusare di nulla, non mi sento una persona sporca». 

Ieri Lotito è andato a fare visita alla Sinagoga per esprimere la propria solidarietà alla comunità ebraica che però ha accolto con freddezza il gesto. «Ci siamo rivolti alla comunità che ci ha detto che era impegnata per impegni pregressi - la replica del presidente della Lazio ai microfoni di '6 su Radio1', commentando l'assenza dei vertici della comunità ebraica durante la deposizione di due corone di fiori portate dalla delegazione biancoceleste - Il nostro gesto non voleva assolutamente manifestare alcun intento di giustificazione, né di purificazione perché non dobbiamo lavare nulla. Ci laviamo tutti i giorni e riteniamo di essere persone pulite e scevre da qualsiasi condizionamento esterno. Loro probabilmente vedono l'aspetto formale mentre noi agiamo quotidianamente attraverso un'azione di prevenzione e repressione.

È chiaro che in una comunità di centinaia di migliaia di persone ci può essere lo stupido di turno o il mascalzone di turno, cosa che accade anche nella loro comunità, capita dappertutto. La posizione della Lazio - ha aggiunto a riguardo a 'Radio Capital' - è di condanna assoluta con tutti i mezzi. Io ricevo tutti i giorni minacce di morte, e non solo da laziali, ma combatto per cambiare queste cose. La Lazio sta attraversando un momento di risultati economici e sportivi importanti, ha riportato unità nell'ambiente e questo sta creando qualche problema. E se qualcuno vuole contestare il presidente, fa azioni a danno della società», il sospetto di Lotito che conferma come la squadra, stasera contro il Bologna, andrà in campo con l'immagine di Anna Frank sulla propria maglia «per dire no all'antisemitismo», con l'auspicio che i giocatori «non vengano condizionati da questa vicenda».

Ospite poi di "Agora'" su Rai3, Lotito ha ribadito che «più di lavorare in sinergia con le forze dell'ordine non posso fare», in merito alla repressione dei tifosi antisemiti. «Sono ragazzini che con gesti fuori dalle regole cercano di dire io esisto, una persona razionale una cosa del genere non farebbe questo. Un ragazzino di 13 anni non ha consapevolezza del gesto che fa e se lo fa consapevolmente, allora lo fa per danneggiare me». Lotito si dice favorevole «al Daspo a vita» e «nel momento in cui ci sarà data la possibilità di farlo, ci costituiremo parte civile, come abbiamo sempre fatto».

GLI IRRIDUCIBILI NON ANDRANNO A BOLOGNA - «Gli Irriducibili Lazio si vedono costretti a rinunciare alla trasferta di Bologna per non essere complici di questo 'teatro mediatico' delle ultime ore». È quanto si legge in una nota diffusa dal gruppo organizzato dei tifosi biancocelesti, riferito a quanto sta accadendo dopo l'episodio degli adesivi antisemiti nella Curva Sud dell'Olimpico. «Il nostro usuale modo di tifare, oggi, potrebbe esser mal interpretato da chi vuole danneggiare ulteriormente la Lazio e I suoi tifosi - si legge nella nota riportata da cittaceleste.it - In un momento così particolare invitiamo tutti I tifosi della Lazio a cercare di non prestare il fianco ad ulteriori strumentalizzazioni, ricordando che per noi il bene della Lazio è assoluto e primario».  

IL LORO LEADER, DIABOLIK - Sul caso è intervenuto anche Diabolik, il leader degli Irriducibili. «Il gesto di quei ragazzi, giovanissimi, andava circoscritto nell'ottica del tifoso» perché «hanno fatto una ca...ta senza pensare che potevano offendere – ha detto in radio a ‘La voce della Nord ‘ -. Non ci dissociamo da ciò di cui non siamo responsabili». Poi ha promesso di impegnarsi «perché anche fatti come questi vengano estirpati».

16 IDENTIFICATI - Sono 16, al momento, le persone identificate dalla polizia. Il lavoro sulle telecamere interne allo stadio svolto da Digos, Scientifica e del commissariato Prati, ha portato all'individuazione anche di tre minori, di cui uno di soli 13 anni che non è imputabile. È attesa per oggi a piazzale Clodio una nuova informativa che sarà all'attenzione del procuratore aggiunto Francesco Caporale titolare dell'indagine in cui si ipotizza il reato di istigazione all'odio razziale.

in collaborazione con Italpress

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