Lazio, Kezman: «Proteggete Milinkovic»
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Lazio, Kezman: «Proteggete Milinkovic»

Parla il manager di Sergej che per lui è amico e molto di più. Messaggi chiari

ROMA - È un’intervista nata dopo uno sfogo partito dal cuore, è avvenuto 24 ore dopo Atalanta-Lazio (17 dicembre). Lo sfogo ha generato uno scambio di battute. Lo scambio di battute è diventato un’accorata difesa. L’intervistato è Mateja Kezman, il manager di Sergej Milinkovic. Il Sergente, per lui, non è un semplice assistito. E’ un amico di famiglia, è un fratello minore. Lo segue, lo cura, lo protegge ogni giorno. Kezman, a dicembre, non ci stava a sentir criticare Sergej perché non segnava senza che venissero lodati i numeri delle sue prestazioni, i chilometri percorsi per ogni partita, più degli altri. Kezman friggeva nel leggere offese, l’aveva ferito lo striscione “Milinkovic zingaro” apparso su Corso Francia. Kezman ha deciso di parlare ieri. Prima no, non ha ritenuto di farlo. Dal giorno dello sfogo sono trascorse poco più di due settimane. Sergej ha brillato contro il Toro, ha segnato un eurogol, è stato applaudito dall’Olimpico, tutto bello, tutto come prima. Kezman non ha scelto di parlare perché è più facile farlo quando le cose vanno bene. Ha scelto di parlare a bocce ferme per ribadire ancora una volta quanto Sergej si senta legato alla Lazio, quanto s’impegni per lei, quanto abbia sofferto, quanto abbia bisogno di affetto e calore, quanto sia certa la sua permanenza almeno fino a giugno. «Proteggiamolo», è l’appello dello sfogo diventato intervista.

Kezman, come sta? La sua ultima intervista risale da agosto, annunciò la permanenza sicura di Sergej alla Lazio. Così è stato. Da allora ne sono successe di cose... Milinkovic è stato contestato, lei ha sofferto insieme a lui, oggi cosa si sente di dire?
«Naturalmente siamo tutti contenti quando Sergej segna, ma devo dire che giocava su livelli veramente buoni già da 2 mesi. La gente però guarda al fatto se segni o meno, non giudica le sue statistiche e tutte le altre cose che formano una prestazione. Milinkovic non è un attaccante, è un giocatore “box to box”».

Cosa ha provato durante Lazio-Torino quando ha visto quel bolide di Sergej insaccarsi sotto al “sette”?
«So che Sergej ha un grande tiro dalla lunga distanza, ha già segnato alcuni gol sorprendenti quando giocava nel Vojvodina e nel Genk. Ha bisogno di usare questa qualità più spesso».

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Le offese di inizio dicembre vi hanno fatto molto male...
«So che quel tipo di critiche provengono da un piccolo gruppo, so che il 90% dei fans della Lazio è innamorato di Sergej. E’ nella Lazio da quasi 4 anni, ogni giorno dà il meglio per la maglia biancoceleste. Ma nella vita, a volte, si passano brutti periodi ed è in questi periodi brutti e difficili che tutti i giocatori meritano e hanno bisogno di protezione da parte del club, dell’allenatore, dei tifosi». Milinkovic va protetto, è questo il senso del suo appello? «Devo dire che la Lazio, intesa come club e come Inzaghi, hanno fatto di tutto per proteggere Sergej, lo hanno aiutato a raggiungere nuovamente la forma migliore».

Milinkovic va protetto, è questo il senso del suo appello?
«Devo dire che la Lazio, intesa come club e come Inzaghi, hanno fatto di tutto per proteggere Sergej, lo hanno aiutato a raggiungere nuovamente la forma migliore».

Leggi l'intervista completa sull'edizione odierna del Corriere dello Sport-Stadio

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