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Enrico Montesano esclusivo: "Immobile mi ricorda Chinaglia"

L'attore ci è venuto a trovare in redazione per presentare il suo spettacolo "Monologo non autorizzato": "Sono laziale da sempre, da quando andavo allo stadio in bicicletta con un guanto bianco e uno celeste. Giocavo alla Luis Alberto, mi piaceva più fare assist che finalizzare"

Enrico Montesano esclusivo: "Immobile mi ricorda Chinaglia"

Va in scena, andava in campo, è sempre stato spettacolare: «Quando giocavo nella nazionale dei cantattori non mi piaceva fare gol, mi piaceva giocare alla Luis Alberto, servivo assist». Risate epiche, genialate, copione libero, arte varia per Enrico Montesano. Non c’è competizione possibile con lui, a grande richiesta può fare tutto perché lo fa straordinariamente. Giochiamo in campo, Montesano mago alla Luis Alberto e i fantastici 4 della Lazio d’oggi come i fantastici della Lazio ‘74: «Frustalupi, per certi versi, mi ricorda Luis Alberto. Ciro è un trascinatore come Chinaglia. Correa mi ricorda D’Amico o Garlaschelli, quei dribbling veloci. Milinkovic forse è avvicinabile a Re Cecconi, per la forza fisica».

Enrico Montesano: "Lazio-Juve sarà pazzesca. Immobile un gigante”

E’ un attore-idolo, Montesano. Il curriculum è immenso, la sua lazialità è un dono per tutti i laziali. E’ venuto a trovarci ieri in redazione, ha parlato dei suoi mondi. Dal 26 dicembre è in scena al teatro Tirso de Molina, domani forse sarà all’Olimpico per Lazio-Juve: «Lo spettacolo si chiama “Monologo non autorizzato, i pezzi forti”. Dopo “C’è qualche cosa in te”, il “Marchese del Grillo”, “il Conte Tacchia” e “Rugantino” era ineludibile che sentissi il desiderio di fare uno spettacolo da solo. Un monologo. Un ritorno alle orgini. Sarò politicamente scorretto e non autorizzato! Non tralascerò i miei pezzi forti. La Juve? Si gioca di sera, l’umidità, i dolori... I miei figli andranno in Curva Nord, sono indeciso. I Montesano saranno rappresentati».

Qui il sorriso è diventato autoironico: «I figli li ho quasi tutti della Lazio tranne uno che purtropo mi è sfuggito, ahimé è della Roma e mio nipote pure. Che devo fare? Per i nipoti...». Questa Lazio-Juve non si sa come andrà a finire: «Vinceranno loro, ma le partite bisogna giocarle...». Enrico è lì lì per tornare allo stadio: «Per motivi di lavoro è da un po’ che non ci vado, ho già dato tanto. Lo raggiungevo in biclietta, con un guanto bianco e uno celeste. Tornare per la Champions? Ma è chiaro!».

Montesano, quando parla e racconta, ha forza letteraria. E’ nato nel 1945, è laziale dal 1952: «Sono un laziale doc. Io e mia madre, affacciandoci dal balcone, un giorno vedemmo un funerale fatto alla Lazio, le chiesi “ma perché?”. Aveva perso un derby. Dissi “allora io voglio essere quelli lì”, sono sempre stato bastian contrario. Da quel giorno mi sono divertito. La Coppa Italia ‘58, c’ero nel giorno del primo scudetto, dentro uno stadio tutto biancoceleste, e in quello del secondo». La Lazio del -9 vinse con il suo buonumore: «Sono molto legato. Partecipai alla riunione prepartita su invito di Fascetti, ero al San Paolo».

Il 26 maggio 2013 l’apoteosi: «A fine partita dissi ai miei figli “state fermi, state seduti, fateli uscì tutti i romanisti, non ve muovete” (risata, ndr)». Montesano laziale simbolico, simbiotico. Nel 2016 fu eletto presidente di “Emozione Lazio”, sa anche uscire di scena: «Lotito? Mai criticato. Piano piano, anche con la scelta di Tare e dell’equipe tecnica, sta dimostrando la bontà del suo lavoro. Emozione Lazio era una cosa bella dal punto di vista affettivo, non era concreta e non ero d’accordo nel fare una politica contraria alla società. Doveva essere un circolo che doveva dare suggerimenti. Io faccio l’attore, non mi va di perdere tempo, ho dichiarato la mia simpatia calcistica». Altri laziali no: «Ma perché nascondersi? Io, per esempio, non parlo male della Roma, lo stile Lazio è questo. Siamo rivali, non nemici. A me i romanisti dicono “Enriché, mort.... tua, c’hai un difetto”». Montesano, solo lei può rispondere, qualcuno dice che Lotito ha un po’ del Marchese del Grillo: «Io sono io e voi non siete un c.... sì, va bene (risata, ndr)»

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